Dopo le parole del ministro del Lavoro su un possibile ritorno della violenza politica piovono critiche e richieste di chiarimento. Camusso: "Spero abbia elementi concreti e non punti ad inquinare il clima". Bersani: "Spenga la miccia che ha acceso"
"L'Italia ha conosciuto l'anomalia di circa 40 anni di terrorismo. Oggi vedo una conseguenza, dalla violenza verbale a quella spontanea e organizzata che mi auguro non arrivi ancora anche all'omicidio come è già accaduto, l'ultima volta dieci anni fa con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione simile a quella di oggi".
Eccolo
l'allarme terrorismo lanciato ieri dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi intervistato da Maria Latella a SkyTg24. Un allarme motivato dal fatto che oggi, come 10 anni fa, si fa strada l'idea dei licenziamenti facili (anche se Sacconi nega fermamente che si tratti di questo) e dunque alcune persone "non protette potrebbero diventare bersaglio della violenza politica", una violenza, afferma Sacconi, "che nel nostro paese non si è del tutto estinta".
Ma un no alle "invocazioni" del ministro arriva da
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. "Spero che Sacconi parli perché ha elementi per farlo e non per inquinare un clima già difficile", ha commentato Camusso durante la trasmissione 'In mezz'ora' su Rai 3.
"Penso che il paese debba difendere tutte le opinioni e le persone - ha continuato il segretario Cgil - Se ci sono elementi" nel senso indicato da Sacconi, "
è utile che si dotino le forze ordine degli strumenti per proteggere le persone, visto che in questa fase si pensa a tagliare i fondi per le forze di sicurezza".
Hanno senso gli allarmi sull'autunno caldo? "Abbiamo una lunga esperienza di mobilitazione in cui non mai successo niente - ha risposto Camusso - Abbiamo una teoria da cui non prescindiamo e cioè che
chi sta in piazza con noi deve attenersi alla non violenza. Il 15 ottobre ha lanciato un segnale preoccupante e in tanti hanno scelto una strada che va condannata e penso che non si debba pi ripetere. Ma il punto non criminalizzare la protesta bensì fare indagini serie perché commettere reati deve essere perseguito".
"La verità è che nessuno prende più sul serio né il presidente del consiglio, né il ministro Sacconi perché, a forza di
chiacchiere, hanno portato al fallimento migliaia di artigiani, di commercianti e di piccole e medie imprese, oltre ad aver condannato alla precarietà infinita due milioni di giovani", è il duro commento di
Maurizio Zipponi, responsabile welfare dell'Idv. "Una volta innescata la bomba, Sacconi grida: `aiuto! aiuto!` e dopo dà la colpa a quanti lo criticano".
E mentre il presidente dei Verdi
Angelo Bonelli, parla di doppia provocazione di Sacconi e auspica una convocazione del ministro da parte dei magistrati, la deputata Pd
Olga D'Antona, vedova del giuslavorista Massimo D'Antona ucciso dalle Br nel '99, invita il ministro a "non evocare il terrorismo e a non creare fratture del tipo che ha già creato". Per il segretario del Pd
Pierluigi Bersani invece Sacconi deve "spegnere la miccia che ha acceso e mettersi a ragionare seriamente". No a "diversivi e alzate di ingegno che aggravano la situazione invece di risolverla", afferma ancora Bersani.
Infine, anche il
presidente della Camera Gianfranco Fini parla di parole gravi da parte del ministro: "Tenere alta la guardia contro il terrorismo è impegno di tutti, dai sindacati alla unanimità delle forze politiche. Se Sacconi non ha qualche elemento più concreto, le sue parole sono gravi e spero che nei prossimi giorni spieghi meglio il suo pensiero".