“Licenziare facilmente, togliere i diritti non produce certo nuove assunzioni. Questo è chiaro a tutti, nonostante la propaganda in atto. Più Berlusconi e Sacconi spiegano e più è chiaro che il contenuto della lettera alla Ue consiste nel licenziare più facilmente i lavoratori con contratto a tempo indeterminato per aumentare il precariato, intervenire sia sui licenziamenti individuali
togliendo l'articolo 18, sia su quelli collettivi con l'evidente obiettivo di dare completa mano libera alle imprese e superare gli accordi oggi indispensabili”. Lo sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil con delega alle politiche del lavoro.
“Solo parlare di licenziamenti più facili – spiega Fammoni – durante una crisi come quella attuale, proprio mentre si riduce il lavoro e tanti ammortizzatori sociali sono a fine corsa
è una specie di istigazione a delinquere, una colpa grave che ricadrà sui lavoratori”.
Questa del licenziamento facile, d'altra parte, è “
una vera ossessione del governo: ci hanno provato nell'ultimo anno, prima con il collegato lavoro, poi con l'articolo 8 e adesso di nuovo. Sono tutte norme che si sommano, che precarizzano e tolgono diritti perché questa è la concezione che il governo ha del lavoro: un puro fattore della produzione che meno costa e meglio è, e che più è facile licenziare e meglio è. Colpisce però – dice ancora Fammoni –
l'atteggiamento opportunistico di Confindustria. Nelle richieste al governo sia come parti sociali, sia come associazione di imprese non era mai stata avanzata nessuna richiesta sui licenziamenti. E invece, prima si critica il governo e poi – di fronte al niente per lo sviluppo – Confindustria incassa una mancia sui licenziamenti e dà un giudizio positivo, salvo poi chiedere agli altri di rinunciare a ogni posizione ideologica”.
Siamo di fronte dunque all'opposto di quello che servirebbe al Paese, sia nel merito, sia come classe dirigente che abbia delle idee serie per uscire dalla crisi. “Hanno tentato già molte volte di liberalizzare il licenziamento – conclude Fammoni – ma
non ci sono riusciti e non ci riusciranno neppure questa volta perché la risposta di tutto il sindacato sarà all'altezza, con lo sciopero e con tutte le iniziative necessarie a tutelare un valore costituzionale come il lavoro”