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Intervista a Vincenzo Visco

Tasse bene comune

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In un paese avanzato come l'Italia il pagare le tasse non dipende solo dal contesto economico e sociale – che pure conta – ma anche e soprattutto da precise scelte politiche DI STEFANO IUCCI

di Stefano Iucci

Illustrazione di Mario Ritarossi
In un momento storico in cui si parla tanto di beni comuni, non sempre si sottolinea adeguatamente che un fisco giusto è il presupposto necessario del bene pubblico per eccellenza: quello dell’uguaglianza tra cittadini. Proprio per questo non può non far riflettere un dato ormai consolidato, e cioè che in Italia alla fine paga le tasse solo chi proprio non può farne a meno. Inutile riportare dati che tutti conoscono. Più importante cercare di ragionare, proprio nel 150° dell’Unità d’Italia, sul perché di questa storica mancanza del nostro paese e sul vulnus che questo deficit infligge al contratto sociale che regola i rapporti tra i cittadini di una stessa paese comunità.
Abbiamo chiesto d’intervenire su questi temi a Vincenzo Visco, economista, che ha dedicato all’evasione fiscale molte delle energie spese da ministro (alle Finanze tra 1996 e 2000 e al Tesoro tra 2000 e 2001). “Sgombriamo subito il terreno da un equivoco – ci dice –. Il fatto che in un paese si paghino o meno le tasse dipende, non solo dal contesto economico-sociale, che pure conta, ma anche da precise scelte politiche”.

Il Mese
In che senso?

Visco
L’Italia è un paese industrializzato e ad alto reddito. Non siamo né la Grecia né apparteniamo al numero dei paesi in via di sviluppo, quelli cioè nei quali trionfa l’economia informale – la cosiddetta economia del suk – e dove per questo le tasse sono sostanzialmente virtuali: lo Stato le può cioè andare a prelevare forfettariamente, ma non in maniera sistematica.

Il Mese
Questa è dunque la nostra anomalia: un paese avanzato ma con evasione e approssimazione fiscale tipiche dei paesi in via di sviluppo…

Visco
Tenga presente che la tendenza a evadere è un comportamento naturale per chi, non dotato di una particolare etica e senso dello Stato, percepisce che si possono non pagare le tasse. Ed è una cosa che avviene anche in paesi del Nord Europa o in Usa, solo che in maniera infinitamente minore. Per colpire l'evasione lo strumento fondamentale – ripeto: politico e non tecnico – resta la tracciabilità dei redditi. Da noi il dichiarare redditi al di fuori di quelli “tracciati” (lavoro dipendente, pensioni e redditi professionali con ritenuta d’acconto, redditi di capitale…) è cosa affidata alla buona volontà del dichiarante.

Il Mese
Si riferisce alla retorica dell’autodichiarazione, una sorta di volontarismo fiscale, immagino?

Visco
Esatto. Da noi questa retorica per lungo tempo ha finito per frenare una efficace lotta all’evasione. Sia chiaro: l’autodichiarazione esiste anche in tanti altri paesi, però lì ci sono anche strumenti di controllo adeguati. Le amministrazioni dei paesi occidentali più avanzati seguono i singoli, li controllano uno per uno; li conoscono e ci dialogano e, quindi, costituiscono una deterrenza costante all’evasione.

Il Mese
Ma anche il nostro governo, in queste settimane, sbandiera risultati dovuti all’inasprirsi dei controlli.

Visco
Attenzione, i controlli sono importanti, ma la repressione a valle non è sufficiente. Il punto politico è un altro: il recupero vero si ha creando un ambiente in cui è difficile evadere oppure farlo senza lasciare traccia.

Il Mese
Cosa occorre fare allora secondo lei per creare questa compliance?

Visco
La strada resta quella segnata dai due governi di centro-sinistra. E cioè, ripeto, l'estensione della tracciabilità dei redditi, che però è stata praticamente cancellata dagli esecutivi successivi. Quando si parla dei nostri provvedimenti sulla tracciabilità normalmente ci si riferisce solo ai limiti nell’uso del contante, ma il concetto è molto più ampio. Noi istituimmo l'elenco clienti e fornitori, l'invio telematico dei corrispettivi del commercio e l’anagrafe dei conti corrente….

Il Mese
Come funzionerebbe un sistema fondata sulla tracciabilità?

Visco
Servono una serie di banche dati esaustive che ci permettono di conoscere a fondo la situazione economica del contribuente. Quando deve pagare le tasse, quest’ultimo redige una sorta di predichiarazione e, a questo punto, il fisco lo convoca, ci dialoga per capire se quello che scrive è congruo con gli elementi che emergono dalle banche dati. Poi, successivamente, dopo la dichiarazione vera e propria se persistono eventuali incongruenze, si fanno accertamenti. Insomma, bisogna creare un sistema. Però ci vuole tempo, una decina di anni. A noi non è stato concesso, anche se vorrei ricordare che tra il 1996 e il 2000 l’evasione dell’iva è stata ridotta di 10 punti: il calo più alto nella storia d’Italia dovuto soprattutto al fatto di aver introdotto la dichiarazione unica.

Il Mese
Perché secondo lei nella storia d’Italia c’è questa resistenza politico-culturale verso il fisco?

Visco
Certamente si può ragionare sul modo e i limiti con cui l’unità del paese è stata costruita. Tuttavia io credo che in questo caso conti soprattutto un fatto: e cioè che negli anni è andata crescendo la convinzione che il nostro sistema di welfare – finanziato dalle tasse – sia stato una conquista del movimento sindacale a favore solo dei lavoratori dipendenti, tagliando dunque fuori un altro pezzo “forte” del paese che aveva un'altra visione dello stato e del welfare. È un’idea secondo me sbagliata, che forse può reggere per le pensioni, ma certo non per sanità e scuola. Si tratta di quell’ideologia fortemente liberale che nella sua versione nobile risale a Luigi Einaudi, ma che oggi è degenerata fino al berlusconismo.

Il Mese
Se le divisioni del paese sono queste, forse allora serve un nuovo patto sociale.

Visco
Sono convinto di sì. Però anche “noi” dobbiamo fare un passo avanti. Secondo me le tasse vanno abbassate, e tuttavia per far questo occorre smetterla con una visione altrettanto ideologica di tanta sinistra: quella per cui ogni volta che occorre spendere si tassa. Non è così, si possono anche fare risparmi e sacrifici.

Il Mese
Alla sinistra va però riconosciuta la paternità di quella che stata forse l’unica tassa con consenso nella storia d’Italia, quella sull’Europa.

Visco
Vero. Si è trattato di una grande missione collettiva a cui la gente ha creduto con forza. E poi quella tassa successivamente l'abbiamo anche restituita. È un precedente che non si ricorda mai, ma anche questo è tipico della sinistra: vergognarsi di rivendicare i propri successi.

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TAGS tasse evasione fiscale visco

27/10/2011 17:48

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1
Concordo su tutto. Aggiungerei che la peculiarità italiana è quella di avere una pressione fiscale(media,di Trilussa)al livello dei paesi nordici e una quantità/qualità di servizi pubblici al livello di paese sotto-sviluppato. Abbiamo il servizio del debito pubblico,ineludibile,ma abbiamo anche molti margini di riallocazione ed efficientamento della spesa. Senza una spesa pubblica efficace,trasparente ed equa è difficile convincere i cittadini che è giusto,oltre che doveroso,pagare le tasse.

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