I migranti “sono una risorsa indispensabile per il welfare, ma subiscono le norme di un governo che produce irregolarità e lavoro nero”. Così il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, commenta
il nuovo dossier diffuso della Caritas.
Un rapporto che dimostra “quanto è alto il prezzo pagato da lavoratori immigrati alla crisi ed alle politiche irrazionali e persecutorie attuate da questo governo, come l'assurda disposizione che concede solo sei mesi di durata al permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro ha risospinto decine di migliaia di persone nell'inferno dell'irregolarità”.
Lamonica rileva inoltre come “anche le buone norme che si riescono nonostante tutto a conquistare, come quelle sul contrasto al caporalato, scontano un pregiudizio para-razzista che le rende incomplete e di difficile applicazione. In questo caso, infatti, non è prevista la possibilità del lavoratore straniero di poter denunciare la propria situazione di sfruttamento, pena la denuncia di clandestinità”.
Segno di una politica del governo, osserva la dirigente sindacale, “che produce essa stessa irregolarità e così facendo strizza l'occhio agli interessi cui giova il mantenimento di una massa di persone senza tutele legali e quindi soggette ad ogni forma di vessazione e sfruttamento.
Così, sottolinea, "insieme, non si affrontano né i temi del lavoro nero, né quelli, altrettanto urgenti per il Paese, di una politica di governo dell'immigrazione capace di farne una risorsa e non un problema”. Eppure i lavoratori immigrati svolgono una parte importante nel paese.
“Del resto già oggi, come ribadisce la Caritas, i lavoratori migranti costituiscono una risorsa indispensabile per il nostro paese, perché coprono segmenti importanti del mercato del lavoro non in competizione col lavoro italiano, e pagano, solo di contributi, oltre 7,5 miliardi all'anno, ricevendo molto meno - conclude Lamonica -, in termini di prestazioni e servizi, di quanto complessivamente versano al nostro fisco”.