Con una delibera la Regione Puglia ha introdotto il sistema delle liste di prenotazione da cui le aziende che vogliono possono assumere lavoratori. Un tentativo serio per combattere l'intermediazione irregolare di manodopera DI A.L.
Per Giuseppe De Leonardis, segretario generale della Flai Cgil Puglia, lo sciopero di Nardò è stato un evento importantissimo: “
Per la prima volta una lotta degli immigrati è partita dalla condizione di lavoro e di sfruttamento, e non solo dalle condizioni di cittadinanza. Ma va ricordato anche che non si tratta di un caso isolato. È parte di una vertenza e di una lotta complessiva che riguarda l'intera regione”.
Accanto alla legge sul caporalato, la maggiore novità degli ultimi tempi è data dall'introduzione del sistema delle liste di prenotazione in una delibera regionale. “La delibera – spiega De Leonardis – prevede
l'istituzione delle liste di prenotazione presso le commissioni territoriali per l'impiego. Riguarda due soggetti: i lavoratori che hanno già lavorato e dichiarano la disponibilità a essere richiamati, e i lavoratori che per la prima volta fanno richiesta di lavorare per alcune fasi in alcuni territori. Una volta composte le liste, le aziende possono assumere da lì.
Presso l'assessorato regionale al lavoro, con la partecipazione di tutti gli assessori provinciali, dei responsabili delle commissioni dell'impiego e delle parti sociali, verrà aperto un tavolo per stabilire la gestione tecnica delle liste e i vari aspetti organizzativi.
Ovviamente questa è solo una opportunità per le aziende, dal momento che non sarebbe possibile ripristinare il collocamento pubblico obbligatorio. Tuttavia la Regione presenterà anche un sistema di incentivi, nell'ambito del piano regionale per il lavoro, per quelle aziende che assumono personale dalle liste e offrono garanzia occupazionale”.
Contestualmente, la Regione Puglia ha presentato gli indici di congruità, che stabiliscono – per ogni data coltura agricola – il numero di ore di lavoro adeguato in base agli ettari coltivati. Gli indici permettono così di individuare chi non rispetta la regolarità dei contratti ricorrendo al lavoro nero. “Abbiamo ritenuto congrue le tabelle ettaro-coltura fornite dalla Regione – prosegue De Leonardis –. Su queste tabelle si può arrivare a uno scostamento massimo tra il 10 e il 15 per cento, a secondo delle dimensioni dell'impresa. Ma non di più.
È prevista inoltre la costituzione di una commissione sul lavoro sommerso di cui faranno parte i due assessorati competenti (agricoltura e welfare), oltre alle parti sociali, per verificare se le aziende che hanno finanziamenti pubblici applicano i contratti e se c'è uno scostamento dagli indici”.
Il nuovo scenario potrebbe costituire un modello anche per altre regioni. Per De Leonardis, “si tratta di ricostruire una nuova forma di collocamento territoriale. Quanto meno un nuovo governo che veda anche la presenza del pubblico e che non sia soggetto unicamente ai privati”.