Nella lettera d'intenti consegnata alla Ue si annuncia una nuova legislazione per i licenziamenti facili. Sacconi lo dice chiaro: abbiamo regole troppo rigide. È scontro totale con i sindacati. Cgil: reagiremo con forza. Anche la Cisl pronta allo sciopero
L'attacco è nascosto sotto la voce "Efficientamento del mercato del lavoro", al punto "b" della lettera di intenti che il Governo italiano ha presentato ieri alla Ue per salvarsi la pelle,
accettando la linea della Lega Nord sulle pensioni. Il testo incriminato è questo: "Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro funzionale alla maggiore propensione ad assumere e
alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato".
E' il nuovo attacco del Governo, per nulla mascherato, all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Tanto che oggi, all'indomani della consegna della lettera all'Ue (che "accoglie con favore i programmi per le riforme strutturali per rafforzare la crescita e per la strategia di consolidamento fiscale") il ministro del welfare
Maurizio Sacconi, capofila della lunga battaglia per i licenziamenti facili, dichiara: "Qualcuno dismetta l'abito ideologico. Mi riferisco ai licenziamenti: siamo l'unico paese al mondo che ha regole così rigide".
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Come è stato per la legge Biagi - aggiunge Sacconi - confido che anche questa volta i cambiamenti saranno accolti, accettati e utilizzati, che le riforme pur faticosamente si facciano e alla fine, una volta che qualcuno si è preso la responsabilità di farle, vengano unanimemente accettate". Per Sacconi infatti i licenziamenti facili non vanno letti come un'offerta ai datori di lavoro per liberarsi più facilmente dei lavoratori che non desiderano o che non sono più utili, ma "come
maggiore capacità delle nostre imprese di avere la propensione ad assumere. Lo scopo - dichiara il ministro - è fare più occupazione, non meno occupazione".
"Lo spirito riformatore del governo si traduce in un ennesimo attacco, sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni, che colpiscono in particolare le donne e il mezzogiorno", è il primo commento di
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. "Abbiamo visto le dichiarazioni di altre organizzazioni sindacali – aggiunge il leader del primo sindacato - e siamo per proporre a tutti un'iniziativa di mobilitazione unitaria che rimetta al centro le ragioni del lavoro e della crescita ancora una volta negate da questo governo".
Camusso si riferisce in particolare alla reazione di
Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, che più volte ha firmato molti accordi con il governo e con Sacconi, ma che questa volta parla del progetto di colpire l'articolo 18 come di una "istigazione alla ribellione".
Acnora più chiaro, Bonanni, in una intervista al
Tg2: se sarà modificato "l'assetto dei licenziamenti senza il consenso delle parti sociali,
la Cisl andrà allo sciopero. Noi non siamo d'accordo a mettere mano sui licenziamenti, ci sembra una provocazione mentre il paese ha bisogno di coesione".
Pronti anche gli altri: dalla
Uil che annuncia una "reazione ferma" fino all'Ugl, per la quale "la misura è colma ora siamo liberi di agire". Queste le reazioni a caldo che potrebbero portare i sindacati di nuovo in piazza. Il malcontento dei sindacati era già a livello di guardia per l'ipotesi di un
aumento della pensione di vecchiaia a 67 anni nel 2026 sempre previsto dalla lettera del governo alla Ue.
“Non è accettabile - ha sottolineato il leader della
Fiom Maurizio Landini - la logica che se c'è crisi si licenzia. È una logica folle, non è questa la strada su cui agire perché una cosa di quel genere rischia di portare a
licenziamenti di massa nel nostro paese”.
(aggiornato alle 13.38)