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Art.8: Fammoni (Cgil), si esprima la Corte Costituzionale

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Poi, eventualmente, il ricorso al referendum. Il segretario confederale chiarisce in un articolo pubblicato su Rassegna Sindacale e rassegna.it la posizione della Cgil

“L'articolo 8 della Legge 148 sul cosiddetto risanamento rappresenta un problema per l'autonomia delle parti sociali, per le conseguenze che può produrre sui lavoratori e per i palesi vizi di incostituzionalità che contiene”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni in un articolo per Rassegna Sindacale e rassegna.it.

“Il direttivo della Cgil – ricorda Fammoni – ha deciso di usare tutte le forme di iniziativa possibile, nessuna esclusa. Incomprensibilmente subito dopo si è aperta, per fortuna più fuori che dentro l'organizzazione, una discussione e una rincorsa sull'uso prioritario degli strumenti come se, semplificando, il ricorso alla Corte costituzionale fosse di destra e il referendum di sinistra o viceversa”.

Fammoni sottolinea i molti motivi che fanno propendere, in via prioritaria, per il ricorso alla Corte, ed in particolare il fatto che l’articolo 8 rende disponibili diritti sindacali inalienabili. “Faremo vertenze – sottolinea il sindacalista – in ogni azienda dove dovesse manifestarsi richiesta di applicare l’articolo 8 puntando al pronunciamento della Corte”, anche perché ”è realistico che si possa arrivare ad un pronunciamento della Corte in tempi non lunghissimi”.

Dopo avere ricordato che la regione Toscana ha già ricorso contro l’articolo 8 alla Corte Costituzionale, Fammoni osserva che “una abrogazione costituzionale cancellerebbe definitivamente questa scellerata ipotesi politica”.

Una abrogazione referendaria, invece, “pur risolvendo il problema potrebbe non mettere definitivamente al riparo da eventuali successivi provvedimenti analoghi e si potrebbe in modo strumentale cambiare le norme, solo per vanificare la raccolta di firme, ma non la sostanza della legge”. Meglio dunque una sentenza della Corte.

Sarebbe comunque sempre a disposizione lo strumento referendario, che percorreremmo in tempi però che devono tenere conto che “è del tutto realistico che il voto si possa tenere solo nella primavera del 2014. E quattro anni sono un tempo lontano per l'iniziativa politica immediata”. Un percorso dunque che dia per tutto il periodo necessario alla Cgil e a chi con noi vorrà condividere questa battaglia, strumenti di intervento costituzionale e legislativo assieme ai classici strumenti di iniziativa sindacale per la cancellazione dell'art.8.

“Non c'è nessun modo per fare prima? Sì. Che un governo moribondo e senza più la fiducia del paese – conclude - se ne vada e non provochi ulteriori danni. Che un nuovo governo, fra i suoi primi atti fondamentali, cancelli questo obbrobrio legislativo. E' un impegno formale che chiediamo a chi si candida a governare il paese”.



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS fammoni art. 8

26/10/2011 15:43

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