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Una strategia innovativa per i lavoratori gay

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Torino, la Camera del Lavoro avvia un progetto per tutelare gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Arriva il Pride dei diritti: un coordinamento tra molte associazioni contro la discriminazione nei luoghi di lavoro DI CHIARA CRISTILLI

di Chiara Cristilli

Una strategia innovativa per i lavoratori gay (immagini di Attilio Cristini)
Autodeterminazione. Bisogna unire le voci per affermarla, perché essa riguarda la vita di ogni singolo individuo, e non speciali categorie di persone. Partendo da questo concetto, la Camera del lavoro di Torino ha inaugurato una strategia innovativa contro la discriminazione dei lavoratori Lgbt (acronimo di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).

Tale approccio si basa sulla condivisione e la difesa collettiva di valori e bisogni, che l’attuale compagine politica ed economica, sia a livello nazionale che internazionale, calpesta. La lotta per il diritto all’autodeterminazione su di sé e sul proprio corpo avvicina le persone omosessuali alle donne, ai disabili, agli immigrati, a tutti quei cittadini cui si nega la possibilità di operare scelte autonome nel corso della propria esistenza. Non ha senso concentrarsi sulla difesa di un unico diritto, ignorando tutto il resto. L’emarginazione che colpisce la sfera privata dell’individuo mina la sua libertà; si ripercuote negativamente a livello pubblico, può diventare motivo di ricattabilità sul posto di lavoro.

Ecco perché la Cgil di Torino ha inteso condividere con le associazioni un progetto di collaborazione e di dialogo continuo, su temi quali la maternità, la salute, la libertà di circolazione delle persone, oltre che sulla difesa della dignità di tutti i lavoratori. Argomenti già cari al sindacato, ma che hanno trovato in questa più acuta percezione la possibilità di un’espressione comune. Dal 2010, il Gay Pride di Torino è diventato il Pride dei Diritti: un momento di incontro non solo per la comunità Lgbt, vissuto intensamente dalla città intera, da quanti si sono ritrovati per esprimere un’idea di società laica, antifascista e antirazzista.

Dall’esperienza del Pride, è nato il Comitato “19 giugno” (data della manifestazione), promosso dalle Donne di Torino per l’Autodeterminazione, dal  Coordinamento Torino Pride Lgbt, dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e dal Collettivo degli Immigrati Auto-Organizzati, con il compito di promuovere la conoscenza reciproca e una battaglia unitaria sul tema dei diritti. Al Comitato ha aderito anche la Cgil, che da questa esperienza ha tratto un nuovo vigore.

Donata Canta, segretaria generale della Camera del Lavoro di Torino, esprime la sua soddisfazione per “…un percorso che ha attribuito alle nostre rivendicazioni una forza e una consapevolezza particolari. La discriminazione delle persone Lgbt nei luoghi di lavoro non viene gestita come un tema a parte. Piuttosto, la disparità di trattamento dovuta all’orientamento sessuale del lavoratore si inserisce in un contesto più generale di relazione con l’impresa, da affrontare attraverso la contrattazione”.

Per questo, la Camera del Lavoro di Torino non ha un ufficio che si occupi in maniera specifica di questioni legate al mondo Lgbt. Su queste si è infatti creata una sensibilità tale da consentire alla struttura sindacale nel suo complesso, categoria per categoria, di farsi carico delle discriminazioni lavorative di stampo omofobico e transfobico. Sviluppare una visione inclusiva serve a combattere la frammentazione indotta da un sistema economico e di potere che isola le persone, rendendole estranee le une alle altre, quando non ostili.

Non ha speranza di progredire quella società
dove il 19,1 per cento delle persone Lgbt afferma di subire disparità di trattamento sul lavoro, in cui il 13 per cento non ha accesso all’occupazione in ragione della propria identità sessuale. I dati emergono dauna recente ricerca condotta da Arcigay, riportata nell’articolo che segue. Andrea Fino, coordinatore di Torino Pride Lgbt, si augura che l’esperienza positiva intrapresa dalla sua città possa diventare un modello da replicare, a livello nazionale.

“Sulle tematiche Lgbt, di cui il Pride rappresenta un momento di espressione importante, abbiamo constatato una pluralità di interessi che ci ha stupiti e confortati – dichiara –. Nel Pride sfilano le rivendicazioni di tutti. Lavorare su argomenti di valenza politica generale, ci permette di proiettare la nostra azione nel lungo periodo”. In tal modo si esercita una pressione da cui scaturiscono risultati concreti. Il Comune di Torino può vantare un ufficio che si occupa di formazione su tematiche Lgbt; riconosce e certifica, inoltre, le unioni civili, anche di persone dello stesso sesso. Un patrimonio importante, frutto di molteplici contributi.

Come quello della Casa delle Donne, punto di riferimento nazionale per la lotta all’autodeterminazione, da oltre 40 anni. Realtà come il femminismo sindacale e il lesbismo hanno trovato in questa sede un importante laboratorio di sperimentazione di pratiche e di idee. Oggi la Casa delle Donne di Torino è tra i protagonisti di una nuova fase di condivisione, che coglie il significato umano e globale della crisi e della privazione dei diritti. L’esperienza torinese rompe gli schemi, racchiudendo in sé una capacità di immaginare, senza la quale non è possibile realizzare il cambiamento di cui urliamo il bisogno.



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TAGS lavoro torino gay diritti lesbiche lgbt

21/10/2011 17:11

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