I dati Caritas-Zancan: in 4 anni sono aumentate dell'80% le richieste di aiuto rivolte ai Centri di ascolto diocesani. In difficoltà sopratuttto giovani, donne e immigrati, ma la povertà coinvolge sempre più intere famiglie. "La situazione è critica"
L'Italia è sempre più povera. Dopo quattro anni e una crisi economica feroce, il paese si riscopre in ginocchio. Secondo i dati contenuti nell'undicesimo rapporto Caritas-Fondazione Zancan, presentato oggi, dal 2007 al 2010 sono aumentate dell'80,8 per cento le richieste di aiuto economico rivolte ai Centri di ascolto diocesani. L'aumento del numero di persone che si sono rivolte ai centri è invece del 19,8 per cento in media, ma tocca punte del 69,3 per cento al sud.
Cifre terribili, che raccontano di una popolazione in grave difficoltà. Nel rapporto si ricorda infatti che l'Istat fissa a quota 8.272.000 le persone povere nel 2010 (13,8 per cento della popolazione). Nel 2009 erano 7.810.000 (13,1 per cento). Fra gli italiani, con un +42,5 per cento - afferma il rapporto odierno dall'emblematico titolo 'Poveri di diritti' - si è registrato l'incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si è avuto il +13,9 per cento.
Al primo posto fra i problemi segnalati c'è la povertà economica, seguono i problemi occupazionali ed abitativi; al quarto posto, i problemi familiari. Nel complesso, in 4 anni è aumentata dell'83,1 per cento la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (come gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie). Forte anche l'aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8 per cento) e di consulenze professionali (+46,1 per cento).
Diminuiscono invece le richieste di sostegno socio-assistenziale (-38,6 per cento) ma anche quelle di lavoro (-8,5 per cento). Rispetto alle risposte fornite dalla Caritas, aumenta il coinvolgimento di soggetti terzi (+90 per cento) come anche l'erogazione di sussidi economici e di beni primari: rispettivamente, +70 per cento e +40,8 per cento.
Cambia però il volto della povertà. Dalla fotografia del rapporto, si capisce come ora coinvolga "pesantemente l'intero nucleo familiare: tutti si trovano a vivere, in modo diversi, una condizione di stress e di sofferenza, anche se le donne e i giovani pagano il prezzo più alto". Ad esempio, nel 2004 il 75 per cento dei problemi si riferiva ai bisogni di carattere primario (casa, cibo, sanità, ecc.), nel 2010 tale valore ha raggiunto l'81,9 per cento mentre le problematiche post materiali (come disagio psicologico e dipendenze) passano dal 25 al 18,1 per cento. La questione abitativa diventa un'"emergenza" i cui problemi in 4 anni sono aumentati del 23,6 per cento.
Altro dato in forte aumento dal 2005 al 2010,
è quello relativo al numero dei giovani che si è rivolto ai centri: +59,6 per cento. Il 76,1 per cento (era il 70 per cento 5 anni prima) di questi non studia né lavora. Particolarmente vulnerabili si confermano gli stranieri che rappresentano il 70 per cento delle persone che si rivolgono ai centri. Secondo un campione degli operatori della Caritas, il disagio maggiore è fra gli immigrati che vivono da soli in Italia, quelli di sesso maschile, con età compresa fra i 25 e 44 anni. In genere hanno problemi di lavoro (66,4 per cento) e situazioni di povertà economica (62,5 per cento).
Oltre 6 milioni di pasti ogni anno. Gli effetti di questa situazione non si fanno attendere. Sono 16.514 al giorno i pasti offerti dalle mense dei poveri della Caritas e di altri enti ecclesiali. Le mense socio-assistenziali sono 449 (2010); 164 al Nord, 119 al sud, 108 al centro, 58 nelle isole. Poco meno di due mense su 10 sono cofinanziate dal sistema pubblico di welfare. Alle mense sono impegnate 21.832 persone. Di queste, il 93,7 per cento (20.467) sono volontari laici; seguono con il 3,3 per cento i volontari religiosi (720).(ANSA).
Il giallo dei dati. Ancora una volta "va registrata una sostanziale difformità tra i dati ufficiali relativi alla povertà e la reale condizione del paese che tutti sperimentano quotidianamente", si legge nel rapporto, che sottolinea quanto le rilevazioni ufficiali del fenomeno "richiederebbero un'integrazione dell'attuale metodo con soluzioni più sensibili ai cambiamenti". L'istituto nazionale di statistica registra un lieve incremento nel numero di famiglie in condizioni di povertà: si è passati da 2.657 milioni (10,8 per cento) a 2.734 milioni (11 per cento). In realtà, invece, secondo il rapporto odierno, l'esperienza dei Centri di Ascolto delle Caritas Diocesane evidenziano un aumento significativo delle richieste di aiuto e delle persone che vi si rivolgono. "Segnali - osserva lo stesso rapporto - di una crescente complessità delle situazioni di povertà", che non sono "colti" dai dati ufficiali sulla povertà.