Caporalato: Flai Cgil; bene la legge, ma non basta
(Labitalia) - Garanzie per i lavoratori italiani e immigrati che denunciano i caporali e sanzioni per le imprese che si rivolgono al mercato illegale delle braccia per trovare manodopera nei campi e in edilizia. Sono queste le 'parti mancanti', secondo la Flai Cgil, della norma che, inserita nella manovra economica d'agosto dal governo, ha reso il fenomeno del caporalato reato penale, con pene da 5 a 8 anni per i caporali.
"L'inserimento in manovra economica della norma che prevede il fenomeno del caporalato come reato penale è una prima vittoria, ma non ci fermeremo, vanno fatti altri passi per valorizzare il risultato fin qui ottenuto", ha spiegato Stefania Crogi, segretario generale della Flai Cgil, alla presentazione del cd 'No Cap - Artisti contro il lavoro nero e il caporalato', realizzato in Puglia dopo il primo 'storico' sciopero dei braccianti immigrati di Nardò di quest'estate, e che sarà utilizzato per una raccolta a favore degli immgrati stessi.
La Flai insieme alla Fillea Cgil a gennaio scorso lanciò una campagna contro il caporalato che ha contribuito prima alla stesura di un ddl per rendere il 'mercato delle braccia' reato penale e poi all'inserimento della norma in manovra. "Il 16 novembre - ha annunciato Crogi - faremo una conferenza stampa con il segretario generale Camusso e con chi ha redatto questa legge, e cioè la senatrice Mongiello dove valorizzeremo il risultato fin qui ottenuto ma metteremo in campo gli ulteriori passi da compiere".
Secondo la leader dei lavoratori dell'agro-industria della Cgil, "la legge non è sufficiente, mancano due parti importanti che erano nel disegno di legge, ma che non sono state recepite nel dispositivo legislativo che è stato inserito nella manovra finanziaria". "Prima di tutto - ha ricordato - la copertura e cioè una sorta di 'immunità' per chi denuncia il caporale: senza di questa, se è un cittadino italiano perde il posto di lavoro, se è un immigrato diventa clandestino perché perde il permesso di lavoro legato al permesso di soggiorno. Allora noi chiediamo che venga concesso un permesso di lavoro supplementare per chi si ribella al caporale, che sia data opportunità di lavorare a chi denuncia il caporale. La seconda cosa che manca sono le sanzioni per le imprese che si rivolgono ai caporali per trovare manodopera".
E convinta che manchi anche qualcos'altro a questa legge è la senatrice Colomba Mongiello del Pd. "La legge -ha spiegato la senatrice intervenuta alla conferenza stampa- dice che è punito il caporalato come 'attività organizzata', diversamente da come avevamo previsto noi nel ddl, e così è più difficile da configurare e provare. Quindi la legge è stata sì una vittoria, ma va approvato in toto il nostro ddl con le sanzioni per le imprese illegali e i benefici per quelle virtuose".
E che la battaglia contro il caporalato sia ancora lontata dall'essere vinta, nonostante la legge, lo racconta la testimonianza di Habib, uno dei braccianti immigrati protagonisti dello sciopero dei pomodori nella masseria di Boncuri a Nardò in Puglia. "I caporali sono ancora lì -ha raccontato- li abbiamo denunciati ai carabinieri ma non succede nulla, loro continuano a comandare".
Contro lo sfruttamento dei 'mercanti delle braccia' la Regione Puglia ha messo in campo diverse iniziative, da ultimo il sistema delle liste di prenotazione dei lavoratori, istituiti presso i centri per l'impiego, e da cui le imprese potranno acquisire manodopera regolare nei campi.
"Abbiamo preparato un bando -ha spiegato Elena Gentile, assessore al Lavoro e al Welfare della Regione Puglia, presente all'iniziativa- che è di prossima pubblicazione e che prevede dei contributi economici, di 6.000 euro per nove mesi di lavoro, per le imprese che individuano la manodopera dalle liste di prenotazione. E' un altro intervento sulla scia del nostro impegno sul caporalato che è cominciato fin dal 2006 con un sistema di accoglienza adeguato per i lavoratori stagionali in agricoltura, per dare ospitalità ma anche sicurezza e integrazione a queste persone".