Negli Emirati Arabi parte una fabbrica di Reem: androidi assistenti destinati a centri commerciali, ospedali, musei, aeroporti. Dopo l'annuncio di Foxconn, un altro passo verso la robotizzazione del mondo del lavoro? DI DAVIDE ORECCHIO
È alto un metro e sessantacinque. Ha un touch screen sul petto. Si muove e parla. Dura otto ore, al termine delle quali però, a differenza di un lavoratore in carne e ossa che timbra il cartellino e stacca, basta ricaricargli le batterie al litio e lui riparte. È un robot. Ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, vogliono usarlo al posto degli esseri umani per svolgere lavori a bassa qualifica nei centri commerciali e, in futuro, negli ospedali, negli alberghi, nei musei.
Reem, questo il suo nome, è stato prodotto all’inizio dell’anno dalla Pal Robotics, un’azienda di base a Barcellona e di proprietà del gruppo arabo Pal. Dopo tre anni di progettazioni e prototipi, l’esemplare ha debuttato a marzo durante una fiera ad Abu Dhabi, al National Exhibition Center (ADNEC). Questo
video girato dalla Pal lo mostra in azione.
Lo stesso ADNEC ne ha ordinato 20 esemplari, che saranno costruiti negli Emirati entro il 2012. “Per poter consegnare in tempo questi robot sia ad ADNEC, sia ad altri clienti futuri, stiamo costruendo una fabbrica ad Abu Dhabi – ha spiegato Jorien Guijs, direttrice del marketing Pal Robotics,
ad Arabian Business -. Se tutto va secondo i piani, la fabbrica entrerà in funzione entro la seconda metà del 2012, e produrrà una dozzina di robot al mese”.
“Per il momento Reem può essere usato in fiere e centri commerciali – ha aggiunto Guijs -, ma in futuro intendiamo applicarlo al settore sanitario e ospedaliero, agli aeroporti, ai musei e ad altri luoghi e servizi pubblici”. Il costo di ciascun esemplare dovrebbe aggirarsi intorno ai 200mila euro.
Pal promuove il suo robot come “l’assistente ideale”. L’italiano
Francesco Ferro, amministratore delegato di Pal Robotics, in un comunicato stampa ne decanta la “versatilità e modularità”: “Può essere utilizzato come guida, per l'intrattenimento, come mezzo di trasporto e il suo touch screen è utile per un’ampia varietà di applicazioni multimediali. Ad esempio può mettere a disposizione una mappa interattiva dell’ambiente in cui si trova e molte informazioni, insieme alla teleassistenza”. Reem ha un sistema di navigazione interno e un software che gli consente, tra le altre cose, il riconoscimento visuale.
Venti esemplari tra un anno sono troppo pochi per parlare di una rivoluzione o dell’inizio di una nuova era, quella della robotica androide applicata al mondo del lavoro. Però la notizia di Reem è più di un indizio, in particolare accostata all’annuncio fatto quest’estate
dalla cinese Foxconn, che intende rimpiazzare i suoi operai con un milione di robot entro i prossimi tre anni. Tra la sostituzione dei lavoratori cinesi schiavizzati fino al suicidio nelle catene di montaggio di touch screen per Apple, Amazon e Nokia e l’avvento di Reem si stende un filo rosso che implica, in entrambi i casi, la rinuncia al lavoro umano low cost, che sia esso manifatturiero o di servizio.
“Ormai il costo del lavoro non è più inferiore al costo del capitale, cioè al finanziamento che è necessario per reperire, costruire e mantenere robot industriali”, dichiarava Alin Kwock, un analista di JPMorgan, all’indomani dell’annuncio di Foxconn.
E in un articolo pubblicato sul sito
NextMe si può leggere questo commento: “Insomma in tutto e per tutto un lavoratore perfetto per l’azienda: non fa pause, non deve essere pagato, non si lamenta. Se poi invece che carne e ossa c’è metallo cosa importa?”. Il lavoratore perfetto, appunto, è quello che non deve essere pagato e non si lamenta. Né si infortuna. Né si suicida.
Il robot, oltre a risolvere il problema del costo del lavoro, potrebbe essere la risposta data dal capitalismo dei prossimi decenni alla disumanità di molte fabbriche e mansioni. Una disumanità che non si risolverà migliorando le condizioni di lavoro, i salari, i turni, ma portando all’estremo limite la disumanizzazione stessa, ossia lasciando il campo agli androidi. Di cosa vivranno milioni di persone sembra una questione secondaria per chi abbraccia questa prospettiva per nulla fantascientifica.
Vale la pena di chiudere chiedendosi insieme a Jack (autore di un commento alla notizia di Reem sul sito di Arabian Business): “Allora quali aziende sostituiranno il loro staff manageriale con i robot? Credo che il termine ‘lavoratori scarsamente qualificati’ debba essere applicato anche a questa categoria, no?”.