Dopo due giorni di dibattito, a Firenze prende forma il documento per tutelare la parte più debole del mondo dell'informazione: quei 24mila senza contratto che sono ormai la maggioranza nel settore, con retribuzioni da fame DI ANTONIO FICO
FIRENZE - È realtà la Carta dei diritti dei precari dell'informazione. Dopo due giorni di dibattito e di tavole rotonde, l'assemblea di trecento collaboratori e free lance provenienti da tutta Italia ha approvato nella bella cornice del Teatro Odeon, la cosiddetta "Carta di Firenze" , un documento deontologico destinato a disciplinare dall'interno la professione giornalistica, con particolare riferimento alle condizioni di chi, pur lavorando da anni per le redazioni di quotidiani e televisioni, siti internet e radio, non ha nè garanzie nè welfare, e non ha un vero e proprio contratto.
Ed è - a guardare dai numeri - ormai la parte maggioritaria di chi vive (o meglio spravvive) con questo mestiere:
24mila su un totale di 44mila giornalisti.
Accanto al documento etico, i giornalisti precari convenuti nel capoluogo toscano hanno varato un ordine del giorno che impegna l'ordine professionale e la Federazione della stampa (il sindacato dei giornalisti) e fissa gli obiettivi in agenda, che saranno perseguiti anche attraverso la mobilitazione. Il presidente della Fnsi, Roberto Natale ammette: "Ordine e sindacato si sono mossi in ritardo,
anche solo un anno fa una iniziativa del genere sarebbe stata impensabile. Ora però marciamo insieme".
La carta dei diritti. Il documento di Firenze è per definizione "aperto". Fino a quando non passerà al vaglio legale dell'Ordine dei Giornalisti, che lo farà proprio approvandolo, sarà integrabile. Gli organizzatori stanno pensando a una pagina internet aperta ai contributi della professione. Una volta approvata dall'Ordine, gli articoli saranno a tutti gli effetti vincolanti per gli iscritti, in particolare per i direttori di testata, che saranno investiti dalla responsabilità di attuarne i principi e, in caso contrario, saranno sanzionabili.
"Equo compenso". Tra le misure, l'Ordine e la Fnsi saranno chiamati a vigilare affinchè sia garantita ai lavoratori autonomi, "un'equa retribuzione". E' un principio che dovrebbe frenare la corsa al ribasso nei compensi. Oggi il settore è deregolamentato, e non sono poche le testate, anche di rilievo, che hanno ulteriormente abbassato negli ultimi due-tre anni le retribuzioni (in alcuni casi fino a due euro lordi), laddove ne è prevista una. Proprio su questo punto, i precari annunciano il sostegno alla proposta di legge Moffa, ora in commissione al Senato, che prevede tra l'altro "la mancata erogazione dei contributi pubblici agli editori che non rispettano compensi congrui" (
vedi tabella). Su questo fronte, le associazioni di base dei precari hanno incassato una prima vittoria: venerdì il presidente della regione Toscana Martini si è detto disponibile a costituire una commissione di valutazione, che potrà ritirare la pubblicità dell'ente regionale a quei giornali che non rispettano retribuzioni adeguati.
Scioperi e sanzioni. A fine settimana scorsa, due notizie - applaudite all'Odeon - fanno sperare in un cambiamento di clima: la multa di tre milioni di euro, comminata dall'Inpgi (l'istituto previdenziale della categoria) al quotidiano la Repubblica, che aveva utilizzato pensionati per non assumere i precari, e lo sciopero dei collaboratori dell'Unità in attesa degli stipendi dal mese di giugno. Nella Carta viene chiesto, inoltre, un "freno allo sfruttamento della precarietà" e regole certe per stabilizzare i precari, forme di welfare, limiti all'impiego di stagisti e pensionati, forme di rappresentanza nei giornali e nelle organizzazioni di categoria. "Oggi siamo maggioranza ma non siamo rappresentati – dicono i convocati dell'Odeon – domani dobbiamo essere nei comitati di redazione e poterci confrontare con gli editori".
Le storie. Le vicende personali che si affacciano a Firenze, in qualche modo si assomigliano tutte, contrassegnate da precarietà e mancanza di riconoscimenti. Fabrizio, uno degli organizzatori dell'iniziativa di Firenze, che lavora per un importante giornale regionale, racconta: "scrissi un articolo sulle nuove Brigate Rosse . Dopo quel servizio fui minacciato dall'organizzazione terroristica e costretto a vivere sotto scorta per mesi. Ebbene, ho poi scoperto che quell'articolo mi era stato pagato due euro lordi, perchè il giornale aveva deciso di diporre un tetto alla retribuzioni dei collaboratori". Simona invece, si occupa di spettacoli in uno dei più diffusi quotidiani italiani, è precaria da dieci anni ed ha all'attivo la stesura di vari libri. "Pubblicavo quasi tutti giorni un pezzo sulle pagine del giornale nazionale, inviata a San Remo a mie spese. Protestai una volta per un abuso in redazione, e per tutta risposta fui retrocessa alle pagine locali". Angela conduce inchieste per la Rai, che quest'anno rappresenta per la seconda volta a un premio internazionale, ma non spera più di essere assunta.
Cronaca e democrazia. "In gioco non c'è solo la dignità professionale – spiega Nicola Chiarini, presidente di Refusi, l'associazione dei precari del Veneto –, ma una buona e corretta informazione nel nostro Paese: un'informazione precaria e ricattabile genera una democrazia precaria". Intanto, una ricerca realizzata dalla Fnsi mette a nudo le impietose condizioni di vita delle free lance lombarde: pur avendo in maggioranza un'età compresa tra i 30 e i 50 anni (il 60 per cento), hanno problemi a metter su famiglia (quasi il 70 per cento) e rinunciano ad avere figli (il 60 per cento) perchè "è un lusso che non possono permettersi". Molte sono le free lance forzate (circa la metà), dopo licenziamenti e ristruturazioni aziendali e in un caso su quattro rimangono tali pur avendo un lavoro fisso in redazione.