Migliaia in corteo a Roma con la Cgil alla manifestazione dei lavoratori della conoscenza e del pubblico impiego. Camusso dal palco di piazza del Popolo: "Basta con il ritornello dei fannulloni, il governo se ne deve andare" DI MAURIZIO MINNUCCI
Francesca Cassarà, 31 anni, faceva l'insegnante in provincia di Trapani. Dopo la riforma Gelmini
è dovuta emigrare a Trento per qualche supplenza. Lei è una delle licenziate, nel senso che ha perso anche il posto di precaria. "Una mia collega è entrata di ruolo a 55 anni, io forse non ci riuscirò mai". Del suo paese, Erice, racconta esempi di "classi pollaio": 36 persone (34 studenti, di cui due disabili, più due docenti) s'infilano ogni mattina nella stanzetta di prima classe all'alberghiero.
Anche chi ha un lavoro non se la passa benissimo, perché capita che deve lavorare il doppio a causa delle carenze di personale. "Nella sanità siamo ai minimi termini,
ce ne accorgiamo sulla nostra pelle e su quella dei pazienti", spiega Anita Chiodi, infermiera all'ospedale Unasi di Torino. Entrambe si sono accollate un viaggio di una ventina d'ore, tra andata e ritorno, per arrivare a Roma.
Insomma, non chiamateli privilegiati: docenti, infermieri o vigili del fuoco, i lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza sono stufi dell'etichetta di fannulloni. E lo hanno ribadito oggi (8 ottobre), giunti in migliaia da tutta Italia per la manifestazione organizzata dalla Fp e dalla Flc Cgil in corteo da piazza della Repubblica a piazza del Popolo. Una giornata dell'orgoglio pubblico, si può ribattezzare così, perché è proprio l'orgoglio di lavorare per tutti, quello bersagliato dal governo con i tagli alla
conoscenza e alla
pubblica amministrazione, che li ha spinti in piazza con le magliette "
Sono Stato io". Insieme a loro anche molti studenti, gli stessi che
hanno manifestato ieri e che torneranno a farlo il prossimo 15 ottobre.
"Adesso basta con l'illusione della finanza, è con il lavoro, anche quello pubblico, che si crea la ricchezza del paese", ha scandito dal palco il segretario generale della Cgil,
Susanna Camusso. "Siamo qui oggi per cancellare l'idea che questo lavoro equivale a un costo, l'esatto contrario di quel che pensa il governo. Diciamolo chiaramente, Berlusconi se ne deve andare, subito".
L'altro lato della medaglia, con i tagli delle varie manovre, sono i disagi per tutti i cittadini. Lo spiega bene Tania Garcia, giunta a Roma dal Piemonte. È una donna peruviana, vive nel nostro paese da cinque anni e ha il marito disoccupato per colpa della crisi. L'unico stipendio a fine mese è il suo, che da laureata in scienze della comunicazione si è riciclata operatrice sanitaria in una casa di cura: "Abbiamo bisogno dell'asilo per i nostri figli (li ha portati con sé a Roma, quattro anni il grande, nemmeno uno il piccolo) altrimenti non sappiamo proprio dove mandarli, non abbiamo mica i soldi per quello privato".
A proposito di scuola materna. Maria Greco lavora nell'istituto comprensivo della Val Susa e nella sua classe deve gestire 27 bambini, di cui due con grave disabilità. "Prima della riforma e dei tagli, al massimo le classi erano di venti persone, ora siamo messi veramente male. Per non parlare dei bidelli, ce n'è solo uno per 125 bambini, i genitori sono inferociti. Lo vorrei tanto dire al ministro Gelmini quando dice che ce ne sono troppi, di bidelli".
Tra i precari ne troviamo una che ce l'ha fatta, una notizia. Si chiama Donatella Poliandri, lavora a Frascati (vicino Roma) per l'Invalsi, l'istituto nazionale che valuta i sistemi di formazione. "Dopo nove anni di instabilità hanno aperto un concorso e sono entrata insieme a un po' di colleghi. Ma so cosa significa essere precari: da noi lo sono quasi tutti, e l'età media è bella alta, parlo di gente che ha ben più di quarant'anni".
Lo sa sicuramente Stefano Corradini, quarant'anni – appunto – precario da dieci all'Istituto di vulcanologia. "Dal ministero arrivano a malapena i soldi per pagare gli stipendi, mi chiedo come si possa fare ricerca in questo paese. Le dico solo che siamo costretti a cercare i finanziamenti da soli, siamo alla paralisi, con 400 precari su mille tra tecnici e riceracatori". Anche qui la questione si allarga alla sicurezza dei cittadini. "Il monitoraggio dei vulcani deve essere garantito 24 ore al giorno con la massima efficienza ma così è impossibile, poi se succede qualcosa non si vengano a lamentare con noi".
Eppure le risorse ci sarebbero, spiega il segretario della Flc,
Mimmo Pantaleo: "Con la patrimoniale, la lotta all'evasione fiscale, i tagli alle spese militari, si possono cambiare le cose, ma il governo nemmeno ci pensa". Esecutivo bocciato senza appello anche dalla leader Fp,
Rossana Dettori: "Caro ministro Brunetta, la sua riforma è fallita. Oggi, a differenza sua, il paese chiede che il lavoro pubblico sia assunto come garanzia di tenuta del paese per la ripresa economica. Alla favola dei fannulloni non crede più nessuno".