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Indignati d'America: non più solo New York

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Mentre centinaia di attivisti di OccupyWallStreet restano accampati nel cuore finanziario del mondo, in tante altre città degli States crescono movimenti analoghi. E dopo gli arresti di massa sul ponte di Brooklyn anche i grandi media se ne sono accorti

di rassegna.it

Il simbolo della protesta di OccupyWallStreet (da occupytogether.org) (immagini di Fabrizio Ricci)
Non più solo New York, ma anche Boston, Chicago, San Francisco e Los Angeles. E poi le Hawaii, il sud del paese, l'estremo ovest e il Texas, oltre alle città più colpite dalla crisi industriale come Detroit. Chi pensava che il movimento degli “indignati” made in Usa fosse solo una meteora di passaggio dovrà ricredersi. Mentre centinaia di manifestanti del movimento “OccupyWallStreet” continuano a stare accampati nello Zuccoti Park (ribattezzato dal movimento “Liberty Plaza”) a pochi metri da Wall Street, il cuore finanziario del Paese, simbolo di quell'ingordigia individuata come la causa della crisi che attanaglia l'America, in molte altre città degli States (e persino in altri Paesi) nascono e crescono movimenti analoghi sui quali finalmente comincia a posarsi anche l'occhio dei media mainstream.

Paradossalmente, c'è voluto l'intervento della polizia di New York per elevare al rango di notizia quella che notizia era già (un'occupazione di oltre 2 settimane da parte di migliaia di cittadini a pochi passi dal cuore del sistema finaziario mondiale!). Sì perché sabato scorso, quando il movimento ha deciso di marciare sul ponte di Brooklyn bloccando il traffico veicolare, il Nypd ha pensato bene di arrestare davanti a decine di telecamere ben 700 attivisti, che peraltro sostengono di essere stati ingannati dalla polizia stessa che prima avrebbe acconsentito al blocco stradale per poi intrappolare con delle reti di plastica la testa del corteo, procedendo poi agi arresti di massa.

Tra l'altro, tra gli arrestati c'è anche una ragazzina di appena 13 anni. Le immagini del video che testimonia il fermo hanno già fatto il giro del mondo (qui il video su Youtube). Nel video si vede la bambina ammanettata con le mani dietro la schiena e si sentono le voci di persone che protestano urlando e chiedendo alla polizia di lasciarla andare a causa della giovane età. Due agenti si allontanano poi con la ragazzina, scomparendo dall'obiettivo della telecamera.

Gli arrestati sono stati comunque rilasciati quasi subito e il movimento sembra non aver risentito dell'episodio. Anzi, l'organizzazione è sempre più articolata così come il sistema di comunicazione. Oltre alla forte presenza su Internet (Twitter è inondato di messaggi con l'hashtag #occupywallstreet) i dimostranti stampano anche un giornale, lo "Occupied Wall Street Journal", edizione "occupata" del quotidiano finanziario che distribuiscono gratis intorno alla zona dove sono accampati.

E questo nonostante il movimento degli indignati di Wall Street sia un movimento leaderless, senza capi, guidato dalla General Assembly, sul modello di Piazza Tahrir, ma anche della spagnola Puerta del Sol. “Lavorare per consenso è veramente difficile, frustrante e lento, ma gli occupanti si prendono il loro tempo - ha scritto recentemente The Nation, giornale storico della sinistra Usa, in un ritratto del movimento - ma una cosa che veramente distingue questi manifestanti è precisamente la loro speranza che un mondo migliore è possibile”.

Anche se la linea politica viene data dal Collettivo, in queste settimane di occupazione e proteste in realtà lo spirito pragmatico americano ha portato alla formazione di miriade di comitati e gruppi di lavoro che si stanno occupando dell'organizzazione effettiva della protesta e della comunicazione - naturalmente con ampio utilizzo dei nuovi media. Così sono nati i gruppi Media, Food, Direct Action e anche Sanitation, per garantire i servizi igienici nel campo degli occupanti.

E la politica cosa dice? Obama ancora non ha parlato del movimento, ma la sinistra americana, quella dei cosiddetti "liberal", ha già deciso di schierarsi con il “99%” (l'appellativo che gli occupanti di wall street si sono dati per testimoniare che loro rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione, contro la minoranza dei ricchi e degli speculatori). “Sono un esempio per tutti noi, di disciplina e non violenza” ha detto Robert Borosage, direttore della Campaign for America's Future, che organizza la conferenza che da ieri vede riunite a Washington le principali associazioni progressiste, da Moveon.org, ai sindacati, a membri dell'House Progressive Caucus.

“Noi nei prossimi giorni dovremo costruire partendo da questo esempio”, ha aggiunto, ricordando che per domani, mercoledì 5 ottobre, è già stata indetta una manifestazione su Capitol Hill per chiedere 'posti di lavoro no tagli”. La conferenza poi ha dato il suo sostegno all'occupazione iniziata domenica di McPherson Square, sul modello di quella di Zuccotti Park di New York, si legge sul sito del Washington Post.



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TAGS indignati #occupytogheter indignados occupywallstreet

04/10/2011 10:26

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1
Gl'indignati, spagnoli, americani o di altre nazioni hanno il mio appoggio. Oggi in Europa si pensa ad aiutare le banche, ma chiedo che prima di aiutarle s'imponga loro di fare tagli agli stipendi di tutti, dal presidente all'ultimo contabile. Loro dovrebbero essere sostenuti senza fare sacrifici? E se una banca dovesse essere sull'orlo del fallimento, senza aver operato i tagli, allora occorre nazionalizzarla e poi procedere come sopra.

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