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L'autunno caldo della cultura

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Dall’occupazione del Teatro Valle a Generazione TQ. Tante le idee nel mondo della produzione culturale. Dopo molti anni, la cultura italiana si prepara a vivere una nuova stagione di lotte DI EMILIANO SBARAGLIA

di Emiliano Sbaraglia

foto da http://www.facebook.com/teatrovalleoccupato (immagini di http://www.facebook.com/teatrovalleoccupato)
L’autunno che ci prepariamo ad affrontare si preannuncia molto caldo, non soltanto nelle piazze e non soltanto nel solco tradizionale della protesta sindacale e politica. Da qualche mese, infatti, venti di ribellione soffiano anche nel mondo variegato della cultura, che dai teatri e dalle sale cinematografiche (abbandonate o no) arrivano nelle case editrici, le cui redazioni contagiano scrittori e lavoratori della comunicazione, che passando per scuole e università tornano nei teatri e nei cinema per discutere insieme ed elaborare idee comuni per cui battersi.

La rivista Alfabeta2, felice intuizione del critico letterario Andrea Cortellessa in omaggio alla storica esperienza dell’originale Alfabeta, nel suo ultimo numero titola Primavera dell’anno uno. Cortellessa ci spiega perché: "Questo lungo inverno degli anni zero, ‘dieci inverni’, avrebbe scritto Franco Fortini, sembra essere finito. Tra la primavera e l’estate sono successe cose importanti, e con i risultati elettorali di Milano e Napoli, e la vittoria dei referendum, è emerso in superficie un bacino di elaborazione teorica sui beni comuni penetrato nella coscienza collettiva, lo spazio per un’elaborazione intellettuale che ha messo in scacco la solidità del pensiero unico in determinate congiunture". Da qui l’idea di pubblicare su Alfabeta2 tutti i documenti e i manifesti prodotti in questi mesi effervescenti, a partire da quelli del Teatro Valle e della Generazione TQ.

Al centro di Roma, a due passi dai palazzi del potere, assai vigilato, nessuno pensava che dopo l’occupazione del 14 giugno al Valle potesse resistere sino a oggi un’attività culturale di tale incisività e dinamismo, e anche questo è un segnale decisamente in controtendenza, che ha incoraggiato e dato una spinta fondamentale ad altre realtà, come il movimento TQ (sul quale torniamo più avanti, ndr)". Ma che succede al Valle?

"Prima di tutto ci troviamo di fronte a un’esperienza politica che in Italia è inedita – risponde Ilenia Caleo, tra le organizzatrici instancabili dell’occupazione –; un’esperienza in cui attori, elettricisti, montatori cinematografici, scrittori di testi, costumisti, tecnici, traduttori, si ritrovano tutti insieme in una battaglia culturale essenziale". Da qui il desiderio di costruire un’alternativa autorganizzata: "Al Valle si incontrano diverse generazioni, alcune per la prima volta impegnate politicamente; ed è interessante osservare come questo risveglio maturi dopo anni di subdolo torpore berlusconiano.

Ma tutto questo è anche la conseguenza dei tagli ai fondi pubblici, degli attacchi all’occupazione, al fare ricerca, connesso con quanto accade nelle università. Siamo partiti con i blitz nei teatri e nei locali contro la dismissione continua dei luoghi della cultura, cinema e teatri su tutto". Ma qual è il disegno che oggi si sta contrastando? "Si sta ridisegnando lo stato di diritto, in un settore professionale intermittente per natura, con percorsi anche ibridi per il lavoro artistico e intellettuale. Da qui sono nate forme di lotta più radicali, e il desiderio di farlo attraverso forme di autorganizzazione diretta. L’occupazione del Valle raccoglie questa spinta variegata, facendo dell’occupazione medesima un momento ricchissimo di partecipazione, di democrazia reale. Si è aperta una piazza, un’agorà.

Il Valle, per far capire meglio cosa succede ogni giorno e ogni sera, con l’alternarsi incessante di laboratori e spettacoli, rigorosamente a sottoscrizione libera, è diventato per noi, e non solo per noi, una sorta di dispositivo che riproduce anche l’occupazione delle piazze, dalla Spagna alla primavera araba". Intanto al Cinema Palazzo-Sala Arrigoni, occupato a S. Lorenzo ancor prima del Valle, ci si riunisce per organizzare una grande manifestazione collettiva il 15 ottobre.

Vincenzo Ostuni, editor di un grande gruppo editoriale, è tra gli ideatori del movimento "TQ", di cui ricostruisce sinteticamente il percorso: "Il 29 aprile scorso scrittori, editori, editor, critici e insegnanti, ma anche uffici stampa e traduttori, per far capire l’eterogeneità del movimento, si sono riuniti presso la casa editrice Laterza sulla base di un documento di intenti che da una parte faceva riferimento a questioni di identità generazionale, dall’altro ha scatenato una discussione on line fervida e ricca di spunti, che ha condotto alla fine di luglio alla pubblicazione di tre manifestidocumenti, uno politico, gli altri su editoria e spazi pubblici (di fatto sui beni comuni, o almeno una parte di essi), e il cui sforzo è continuare a elaborare altri documenti (scuola e università in via di pubblicazione), con una suddivisione in gruppi di lavoro, interventi in luoghi istituzionali e non, per trovare un piano di collaborazione con gli altri movimenti, con lo scopo di individuare una piattaforma comune di lotta".

Cosa succede ora? Il caldo autunno tenderà ad affievolirsi, come natura e storia insegnano? Seguendo i numerosi incontri che si susseguono, e non solo nella capitale, sembrerebbe proprio di no. "Noi non ci fermeremo" annuncia ad esempio un giovane universitario di Siena in assemblea, a nome del fresco e brillante web-magazine letterario 404-file not found, che aggiunge: "Questo è il momento di insistere, del tempo immediato, corrente e bruciante ma anche di fondare piccole istituzioni, osservatori che restino, radicandosi sui territori". Operazione che tutti, in assemblea, condividono seppur di non facile applicazione. Tempi interessanti, "tempi di crinale", scriveva qualcuno.

Ma anche tempi tragici, in cui il lavoro non c’è più. Il Teatro Trianon Viviani di Napoli, del quale proprio nel mese di ottobre cade il centenario, è da due anni senza programmazione, non paga gli stipendi, non ha più un direttore artistico. E dal sud al nord la musica e lo spettacolo non cambiano. Al Regio di Parma, ci racconta la delegata sindacale Rossana Verti, "la programmazione è al collasso, e coincide con una crisi politica locale, oltre che nazionale, che si rispecchia nella forzata inattività di uno fra i teatri più prestigiosi del paese". Per ora fermiamoci, anche se da raccontare ci sarebbe davvero molto, e queste testimonianze sono soltanto uno spaccato sommario. Quello che unisce ognuna di queste storie, più o meno note, è il desiderio di cambiare l’ordine della realtà attuale, nel nome di una battaglia culturale comune, che inevitabilmente diventa anche politica. Un dato è certo: era da tempo, in Italia, che la cultura non si preparava a vivere un autunno così caldo.



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TAGS cultura

03/10/2011 18:09

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