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Vita digitale
La mela dopo Jobs

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È impossibile scindere la storia della Apple da quella di Steve Jobs, imprenditore dotato e visionario e perciò molto difficile da "sostituire". La sua uscita apre interrogativi pesanti sul futuro dell'azienda di Cupertino

di Patrizio Di Nicola

La notizia dell’abbandono di ogni carica operativa nella Apple di Steve Jobs non è arrivata improvvisa. Il fondatore della società, infatti, sin dal 2004 doveva sottoporsi a cure sempre più impegnative per contrastare un tumore al pancreas che gli ha portato malattie croniche collaterali. La sua uscita definitiva apre molti interrogativi sulla possibilità della Apple di rimanere una delle società più innovative della Silicon Valley. È quasi impossibile, infatti, scindere la storia di Jobs da quella della Apple.

L’azienda viene fondata nel 1976 da due giovani informatici: Steve Jobs, un ventunenne che aveva lasciato l’università dopo appena un semestre di corsi per andare a lavorare in varie aziende informatiche, e Steve Wozniak, di appena cinque anni più grande, che dopo l’abbandono dell’università si era dedicato a progettare per hobby un microcomputer in scatola di montaggio (che diventerà, grazie al talento commerciale di Jobs e al garage di famiglia, l’Apple I). Jobs si rivela quasi subito un imprenditore dotato e visionario: i suoi computer devono anticipare i bisogni dell’utente: per primo, ad esempio, li dota di software per realizzare film, cosa all’epoca molto insolita.

Aprire nuove strade è per lui una necessità quasi biologica: nel 1983 dota l’Apple Lisa del mouse, un puntatore inventato dalla Xerox che l’azienda non sapeva come usare proficuamente; qualche anno dopo, quando tutti montano i floppy disk, lui li elimina dai Mac, puntando sui Cd Rom e poi sui Dvd. Soprattutto l’interesse di Jobs sta nel semplificare al massimo le funzioni più complesse, e offrire ai clienti oggetti belli, non le scatole squadrate tipiche del mondo Ibm. Lavorare con lui, però, è tutt’altro che semplice, e nel 1985 viene estromesso dalla società che aveva fondato. Senza perdersi d’animo decide di ripartire da capo, fonda la Next Computer e compra da George Lucas la Pixar, una società di animazione che nella seconda metà degli anni novanta realizza due pietre miliari dei cartoon digitali: Toy Story e Bug’s Life.

La Apple, nel frattempo, non se la passa bene, e nel 1997 Jobs ritorna a dirigerla, con lo stipendio simbolico di un dollaro (ma con vari benefit). In pochi anni lancia una nuova linea di computer (l’iMac), un nuovo sistema operativo (OS X, basato sul sistema Next) e, soprattutto con iPod e iTunes, cambia il modo di ascoltare la musica. Poi si dedica alla telefonia inventando l’iPhone e uno strano aggeggio a metà strada tra un computer e un telefono, chiamato iPad. La Apple è oggi la società con maggior valore in Borsa del mondo: ben 336 miliardi di dollari. Ed è anche l’esempio chiaro di come ricerca e innovazione creino ricchezza. Riuscirà, chi verrà dopo Jobs, a conservare questo tesoro?



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TAGS patrizio di nicola silicon valley apple steve jobs

03/10/2011 15:26

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