"Il quadro che emerge dal
rapporto Svimez è quello di un’
economia meridionale in piena stagnazione, una condizione grave e pericolosa per gli effetti, attuali e futuri, che determina sulla condizione sociale nel Mezzogiorno e per la tenuta della coesione dell’intero paese". Lo dichara il
segretario generale della Fiom, Maurizio Landini.
"Il divario tra nord e sud, per le sue caratteristiche strutturali, è destinato, purtroppo, ad allargarsi se non cambia un intero modello di sviluppo, attraverso la definizione di una nuova specializzazione produttiva, e se non si mette in discussione l’attuale governo delle risorse".
"Bisogna essere consapevoli - prosegue - che
l’Italia esce dalla sua crisi solo se ne esce il Mezzogiorno, ma le politiche depressive perseguite in questi anni, accompagnate dall’assenza di politiche industriali nazionali e dalla precarizzazione del lavoro, rischiano seriamente di affondare il Mezzogiorno e spaccare il paese".
"Occorrerebbe un ripensamento di fondo delle strategie di sviluppo, purtroppo l’unica che stanno realizzando è quella che chiude fabbriche e colpisce i diritti dei lavoratori. Così non si va lontano".
“Nel paese del divario strutturale di tutto c’è bisogno tranne che crearne di nuovi, questa volta tra i lavoratori. Si rafforza nella
Fiom la convinzione che la riconquista del contratto nazionale - conclude Landini - rappresenta al contempo un obiettivo essenziale per garantire la coesione della condizione dei lavoratori metalmeccanici e un elemento imprescindibile di una nuova ed efficace politica industriale".