Il Rapporto Svimez 2011 secondo cui la disoccupazione nel Mezzogiorno ha raggiunto livelli record, "è la cronaca di un riscatto mancato che rende ancora più evidente l'inefficacia del Piano per il Sud ancora una volta annunciato dal Governo”. Lo dice
Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil che commenta il Rapporto Svimez 2011.
“Il Sud – osserva la dirigente sindacale –
cresce meno, paga di più la crisi in particolare famiglie più povere, giovani e donne, soffre la carenza di infrastrutture materiali ed immateriali, servizi e sistema delle conoscenze. Gli effetti sulla condizione sociale delle popolazioni meridionali provoca, come mette in evidenza il rapporto, un progressivo indebolimento della struttura demografica”.
“Senza politiche per l'occupazione
per donne e giovani vi è solo la strada della migrazione o la povertà ed il sommerso – dice ancora la sindacalista della Cgil – il Sud in Europa è l'ultima area in ritardo di sviluppo, ripartire dagli investimenti potrebbe dare uno scatto competitivo all'intero sistema paese. Alla luce dei decreti sul federalismo e dei tagli della manovra economica il sistema delle autonomie locali non sarà in grado di assicurare servizi minimi alla popolazione con un ulteriore penalizzazione delle condizioni di vita e di sviluppo.
Il delitto che il governo sta commettendo nei confronti del lavoro, dell'occupazione e la mancanza di una seria politica per lo sviluppo e la crescita in grado di affrontare la pesante crisi dell'apparato industriale e di puntare su settori innovativi, rischiano di negare un futuro alle nuove generazioni”.
“Al contrario ci sono scelte che sono agibili da subito e che produrrebbero effetti positivi per l'occupazione e il sostegno ai consumi – conclude Sorrentino – mentre nel Piano Sud e nei provvedimenti sul lavoro continuiamo ad intravedere scelte che vanno nel senso delle politiche di annuncio e di un modello di sviluppo low cost in cui sacrificare diritti.
Il Sud è anticipatore di fenomeni nazionali, quindi intervenire per far aumentare la ricchezza prodotta e la redistribuzione di risorse nel Sud vorrebbe dire salvaguardare la coesione sociale e soprattutto far ripartire l'economia italiana”.