L'uomo più ricco del Paese, Liang Wengen, a capo di uno dei maggiori gruppi industriali privati, si appresta a fare il suo ingresso nel comitato centrale del Pcc. Una svolta storica per Pechino, dove comunque i super ricchi sono sempre più numerosi
Compagno miliardario, benvenuto nel comitato centrale del più grande partito comunista del mondo. Più o meno dovrebbe essere questa la formula con cui i vertici del Partito Comunista Cinese si preparano ad accogliere Liang Wengen, l'uomo più ricco della Cina, nel massimo organismo politico del partito, il comitato centrale, che tra i suoi compiti ha quello di nominare l'ufficio politico (Politburo) e il Segretario Generale.
Liang sarebbe il
primo capitalista di un grande gruppo privato ad entrare nell'organismo dirigente del Pcc (composto da 200 membri). Secondo il 'China Times', il partito avrebbe terminato la valutazione della candidatura di Liang che dovrà essere ratificata durante il diciottesimo congresso del Pcc, nell'autunno 2012. Alcuni dirigenti industriali come il Ceo della Haier Zhang Ruimin e il presidente della Sinopec Li Yi sono già presenti nel comitato centrale, ma le loro imprese sono di proprietà statale.
Liang Wengen, 57 anni, è il
fondatore Sany Group (macchinari industriali) ed è apparso al primo posto delle classifiche dei super-ricchi cinesi stilate dalla rivista Forbes e dal sito web Hurun. Con le sue scavatrici e le sue gru, Sany ha capitalizzato al massimo la frenesia edificatoria e l'affollarsi di grandi opere che hanno trasformato la Cina.
D'altronde,
la categoria dei multimiliardari in Cina è in continua crescita. Sempre secondo Forbes, i paperoni asiatici sono passati in un anno da 128 a 146 e nel giro di pochi anni la Cina diventerà il Paese con un numero di nuovi ricchi pari alla popolazione di Italia, Francia e Germania messe insieme: secondo uno studio di Confindustria, nel 2015 i cinesi benestanti ammonteranno a 201 milioni, il 14,5% della popolazione. E tra meno di 10 anni, nel 2020, raddoppieranno arrivando addirittura a 424 milioni, con consumi pari al 50% del Pil, ossia il 10,3% di quelli mondiali.
E' ancora Forbes a rivelare poi che
oltre il 90% delle persone più ricche in Cina sono funzionari e membri del Partito Comunista al potere, ciò che sottolinea il paradosso di una classe dirigente che pretende di servire il popolo, mentre è quasi la sola esclusiva a beneficiare della crescita economica del gigante asiatico, dove ancora 150 milioni di persone vivono con mezzo dollaro al giorno.
Ma il coinvolgimento del maggior imprenditore privato suona oggi come un
“serrate i ranghi” di fronte a un'incertezza economica globale che finisce con l'interessare anche la Cina, come scrive su il Corriere della Sera Marco Del Corona. “Con l'allargarsi della forbice tra ricchi e poveri tornano a risuonare slogan dimenticati, come la 'Prosperità comune' di Deng (ora citato dal futuro segretario Xi Jinping), a lungo eclissata dall'occorre lasciare che qualcuno si arricchisca per primo'. I tempi si annunciano duri. Il Partito ha bisogno del compagno Liang”.