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Brunetta: "Basta certificati antimafia". Bufera sul ministro

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Anticipata la proposta nel dl sviluppo, Maroni lo smentisce: "Strumento indispensabile". Poi il ministro si corregge. Opposizioni contrarie, Pd: ipotesi delirante. Il procuratore Grasso: "Il codice antimafia è giusto così". Fp Cgil: uno spot pericoloso

di rassegna.it

Brunetta: "Basta certificati antimafia". Bufera sul ministro
Brunetta propone di abolire il certificato antimafia nella pubblica amministrazione, scoppia la bufera sul ministro. Poche ore dopo, il titolare della Funzione pubblica si corregge in una nota: "Non scomparirà il certificato antimafia ma solo l'obbligo della sua presentazione". Ormai il danno è fatto, con sindacati e opposizione che criticano duramente il ministro.

Oggi (26 settembre) la dichiarazione di Brunetta è arrivata a margine della presentazione del nuovo logo della P.a.. Il ministro ha anticipato una misura del decreto sviluppo. "Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione - queste le sue parole - Perché famiglie e imprese devono fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta certificato antimafia, basta Durc (documento unico di regolarità contributiva, ndr). Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi".

Un'uscita che non è piaciuta neanche al ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Il collega di governo di Brunetta ha dichiarato: "La certificazione antimafia non può essere modificata perchè è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti".

L'ipotesi di Brunetta è "delirante" secondo Giuseppe Lumia, senatore del Pd nella commissione Antimafia. "Per semplificare la pubblica amministrazione - a suo avviso -  servono un governo e un ministro capaci di farlo. La proposta di abolire la certificazione antimafia e altre importanti certificazioni è delirante. Così si indebolirebbe ulteriormente il controllo di legalità in un settore, quello degli appalti pubblici, che fa gola alle mafie".

Si tratta di "un favore alla mafia" anche per l'Italia dei valori. "Una proposta assurda e pericolosa che lascia senza parole. Questo governo è sempre più sorprendente, in senso negativo naturalmente: è capace di penalizzare i lavoratori e fare favori alla mafia". Lo dichiara il capogruppo in commissione, Luigi Li Gotti.

E' della stessa opinione anche chi si occupa direttamente di mafia, come il procuratore nazionale Piero Grasso. "E' stato da poco approvato il Codice antimafia - dichiara all'Agi - che tra l'altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la certificazione antimafia. Se il ministro aveva qualche osservazione da fare, poteva farla in sede di Consiglio dei ministri".

La segretaria generale della Fp Cgil, Rossana Dettori, lo definisce "uno spot pericoloso". Il ministro Brunetta  "messa in soffitta la sua controriforma della pubblica amministrazione, cerca di ritagliarsi uno spazio mediatico con annunci improvvisati. Questa volta se la prende con i certificati antimafia, fraintendendo un sacrosanto principio, quello della semplificazione, sul quale ci piacerebbe vedere un progetto organico che, al contrario di quanto fatto con il pasticcio dei certificati on-line, tenga conto della realtà e si confronti con operatori ed esperti".

Poi arriva la parziale smentita del ministero. Scompare solo l'obbligo di presentazione del certificato, si corregge Brunetta, attaccando "i conservatori della sinistra". Ma ormai la polemica è innescata, con le principali forze politiche e sociali che respingono la "strana" idea di semplificazione portata avanti dal ministro.



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TAGS opposizione fp cgil brunetta certificato antimafia pd pubblica amministrazione

26/09/2011 18:37

Leggi i commenti

1
Questo Brunetta non ne azzecca una! Sembra quasi che voglia tutelare la privacy dei mafiosi, pur di toglierli dall’imbarazzo, questi “signori” pur di fare parlare di se, sono in gara a chi la spara più grossa!

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