La Wto rivede al ribasso le stime di crescita per il 2011: +5,8%. I motivi: tsunami in Giappone, taglio rating negli Usa, crisi del debito in Europa. Italia, vendite al dettaglio a luglio -2,4% annuo. I consumatori: "La contrazione peggiorerà ancora"
Il commercio globale rallenta nel 2011. Oggi (23 settembre) l'
Organizzazione mondiale del commercio ha corretto al ribasso le previsioni di crescita degli scambi per quest'anno:
da +6,5% a +5,8%. In una nota pubblicata a Ginevra, la Wto spiega che il commercio è cresciuto più lentamente negli ultimi mesi e le prospettive per l'economia globale sono sempre più incerte.
In particolare, l'export delle economie sviluppate dovrebbe registrare un aumento del 3,6% ed il loro Pil del 1,5%. Le esportazioni delle economie in via di sviluppo dovrebbero osservare un aumento del 8,6% ed una crescita del Prodotto interno lordo del 5,9%, afferma la Wto. Il Pil globale dovrebbe crescere del 2,5%.
L'Organizzazione spiega quindi gli elementi che frenano il commercio: "Gli effetti persistenti del
terremoto e dello tsunami in Giappone, la prolungata impasse sul bilancio ed il
declassamento del rating negli Stati Uniti, la crisi del debito sovrano della zona euro".
"Il sistema commerciale multilaterale è stato fondamentale nel mantenere l'apertura del commercio durante la crisi, evitando esiti ancora peggiori", ha spiegato il direttore generale, Pascal Lamy, avvertendo comunque che i "membri devono rimanere vigili".
E in Italia i consumi continuano a calare. A luglio 2011 il dato destagionalizzato delle vendite al dettaglio è diminuito, rispetto al mese precedente, dello 0,1%, mentre è pari al 2,4% su base annua. Lo comunica l'Istat. Nella media del trimestre maggio-luglio 2011 l'indice ha registrato, rispetto ai tre mesi precedenti, una variazione negativa dello 0,4%.
Nel nostro paese,
il calo colpisce tutte le componenti merceologiche: le vendite di alimentari diminuiscono dello 0,3%, quelle di prodotti non alimentari dello 0,1%. Su base annua, queste scendono rispettivamente del 2% e del 2,6%. Dall'inizio dell'anno, l'indice complessivo diminuisce dello 0,7% rispetto ai primi sette mesi del 2010.
Non sono ottimiste le associazioni dei consumatori: secondo
Federconsumatori e Adusbef "è una catastrofe annunciata quello dei consumi". Se il calo delle vendite al dettaglio è "gravissimo", scrivono in una nota, "quello che ci preoccupa maggiormente, però, è che
tale contrazione è destinata a peggiorare ancora, aggravata dalle geniali manovre del governo che si abbatteranno ulteriormente sul potere di acquisto delle famiglie con ricadute stimate, a regime, in ben 2.031 Euro annui a famiglia".
La scure dell'esecutivo - a loro avviso - taglia "una cifra improponibile, che per di più si aggiunge all'inarrestabile crescita di prezzi e tariffe". Il rischio in Italia, concludono, è "
una caduta dei consumi del 4-5% che avrà conseguenze drammatiche per le famiglie e per il paese".