Il comitato: 500mila firme praticamente raggiunte, ora si punta a 700mila. Parisi: "L'Italia deve ricominciare dal Parlamento". Obiettivo cancellare il "porcellum" e tornare al "mattarellum", ma resta incertezza sul via libera della Corte Costituzionale
Il referendum sulla legge elettorale arriva al traguardo. La consultazione per superare il "porcellum", infatti, si avvia verso le 500mila firme. Al 15 settembre, cioè due settimane prima della scadenza a fine mese, secondo i dati dei promotori le firme raccolte erano già 435mila: dunque è praticamente raggiunto l'obiettivo di richiedere la consultazione popolare. A quel punto la domanda passerà al vaglio della Cassazione.
Il comitato che promuove il referendum non vuole sorprese. Il promotore dell'iniziativa, Arturo Parisi, ha annunciato che la raccolta
vuole arrivare a 700mila firme entro il 25 settembre. "Ce la faremo a raggiungere il traguardo - ha dichiarato -, anzi devo dire che dove andiamo a mettere i nostri banchetti, la gente ci accoglie a braccia aperte e ci dice 'perchè non siete venuti prima'". Una consultazione, a suo avviso, che "oggi è un paradigma di ciò che ha bisogno l'Italia, perchè propone di ricominciare da capo. E in democrazia ricominciare significa partire dal Parlamento".
Il referendum prova a cancellare l'attuale legge elettorale,
il cosiddetto "porcellum", e riportare in vita il "mattarellum". Se le firme si considerano raggiunte, però, la vera
incognita è rappresentata dalla Corte Costituzionale. Questa infatti sarà chiamata a giudicare il quesito e - a quanto si apprende - potrebbe respingerlo al mittente. L'obiettivo di resuscitare una legge precedente, infatti, è una novità nell'ordinamento giuridico italiano e rappresenta una fonte di incertezza. In ogni caso, il referendum serve per fare pressione sul Parlamento e portare a una nuova legge in tempi brevi.
Nel frattempo, l'iniziativa ha incassato
l'adesione degli schieramenti del centrosinistra. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha assicurato che il partito sostiene la consultazione. L'attuale legge elettorale "è pericolosa - ha detto -, perchè consente con il 34%, avendo un voto in più, di eleggersi il presidente della Repubblica". Ha comunque ricordato che il Pd ha una proposta propria per cambiare legge elettorale, proposta che può interessare anche altri partiti: "Se ne può discutere positivamente e un partito come la Lega potrebbe non essere fuori, e neanche l'Udc", secondo Bersani.
Ma non tutti sono sulla stessa posizione. Come l'ex ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che non ha sostenuto la consultazione. "Vogliamo la riforma elettorale, ma non fino a sposare il punto di vista dei referendari", ha spiegato, rilanciando l'ipotesi di "un'alleanza larga, che non sia solo parlamentare ma anche nel paese".
Altri appoggi importanti sono arrivati da don Luigi Ciotti, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, tutta la giunta De Magistris a Napoli. Il governatore della Puglia e presidente di Sel, Nichi Vendola, ha firmato per il referendum criticando proprio Bersani che, a suo avviso, "si è defilato" dal comitato promotore. "Come è accaduto nel referendum su acqua e nucleare - ha aggiunto - il centrosinistra sarà unificato dalla saggezza del suo popolo".
Sostegno incondizionato anche dall'Italia dei valori, che sta raccogliendo le firme. Così Antonio Di Pietro: "Crediamo sia necessario cambiare la legge, perchè altrimenti in Parlamento ci vanno persone che, non rispondendo agli elettori, rispondono a colui che li mette nelle liste e quindi vendono la loro anima, la loro dignità. Crescono parlamentari che per interessi personali si 'autoscilipotano' piuttosto che fare l'interesse del paese".