L'Outlook dell'organizzazione parigina sull'occupazione: "Il Belpaese particolarmente colpito dalla crisi, preoccupa soprattutto la disoccupazione giovanile". Precarietà e salari bassi rischiano di portare sempre più famiglie sotto la soglia di povertà
L'Italia è un paese a forte rischio povertà, perché il rallentamento della ripresa economica pesa sulle prospettive occupazionali, la precarietà avanza e il welfare è in crisi. E' quanto si può leggere tra e righe dell'outlook dell'Ocse sull'occupazione.
Se alcuni paesi dell'area, durante la burrasca della crisi, sono infatti riusciti "a mantenere dei tassi di disoccupazione bassi", altri come il nostro, la Spagna, la Grecia, l'Irlanda o il Portogallo "sono stati particolarmente colpiti", soprattutto per quanto riguarda i giovani.
Giovani. E' infatti il tasso di disoccupazione giovanile in Italia a preoccupare: è arrivato a al 27,9 per cento, ben superiore alla media ponderata dell'area Ocse (16,7 per cento). L'organizzazione parigina fa sapere che la quota è in aumento di oltre 9 punti percentuali rispetto all'inizio della crisi, nel 2007, quando la disoccupazione giovanile era il 20,3 per cento.
Precarietà. Ma c'è di più. In Italia, il 46,7 per cento dei giovani tra i 15 e i 24 anni che lavorano ha un impiego temporaneo. E la percentuale dei giovani precari in Italia è in costante aumento dall'inizio della crisi: 42,3 per cento nel 2007, 43,3 per cento nel 2008 e 44,4 per cento nel 2009. Il balzo avanti è ancora più rilevante rispetto al dato del 1994, quando la percentuale di under 25 italiani con un impiego temporaneo era del 16,7 per cento.
Salari bassi. Il salario medio in Italia nel 2010 è stato di 36.773 dollari (a tasso di cambio corrente), contro una media dell'Ue a 21 di 41.100 dollari e dell'Eurozona a 15 di 44.904 dollari, si legge nell'Outlook. Il salario medio italiano è superiore a quelli di Spagna (35.031), Grecia (29.058) e Portogallo (22.003), ma inferiore a Francia (46.365 dollari), Germania (43.352) e Gran Bretagna (47.645). La palma del salario medio più elevato per il 2010 va alla Svizzera, con 80.153 dollari.
Fisco e welfare. In Italia il sistema fiscale e di welfare, tra l'altro, "gioca un ruolo minore nel proteggere le famiglie contro le conseguenze di grandi contrazioni del reddito da lavoro" rispetto ad altri Paesi dell'Ocse, scrive l'organizzazione nella nota dedicata al nostro Paese. Per gli italiani, spiega l'Ocse, "grandi riduzioni del reddito da lavoro individuale (per esempio in caso di perdita del posto di lavoro) tendono a tradursi in contrazioni del reddito disponibile familiare superiori a quelle osservate negli altri Paesi", a causa "della limitata azione di assorbimento degli shock operata dagli ammortizzatori sociali". Di conseguenza, conclude lo studio, "lo shock negativo sui redditi da lavoro subito da non pochi italiani durante la crisi si è probabilmente tradotto in un aumento del rischio di povertà e di difficoltà finanziarie, anche se l'aumento massiccio di risorse per la cassa integrazione guadagni ha contribuito significativamente a limitare il numero di lavoratori affetti da tali shock".
L'appello. Un giovane su 8 tra i 15 e 24 anni nell'area, il 12,6 per cento, non va a scuola né lavora (sono i cosiddetti 'Neet'), afferma il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, durante la presentazione dell'Employment outlook. Ecco perché "bisogna fare di più per migliorare in modo durevole la situazione del mercato del lavoro per i giovani". "Nel primo trimestre del 2011 - scrive l'organizzazione parigina - il tasso di disoccupazione per i giovani (15-24 anni) era del 17,3 per cento nell'area, comparato al 7 per cento per gli adulti (oltre i 25 anni)". Gurria ha poi sottolineato che la cifra, oltre ad essere elevata, "sta aumentando, stiamo andando nella direzione sbagliata". La questione deve quindi passare "in testa all'agenda politica", perché "bisogna recuperare questi giovani", dato che "i Neet corrono un rischio superiore di marginalizzazione durevole nel mondo del lavoro e di povertà".