Il rapporto sull'educazione curato dall'organizzazione con sede a Parigi conferma i mali di scuola e università nostrane: stipendi tra i più bassi d'Europa, scarsi investimenti in rapporto al Pil, difficoltà nel lavoro anche per chi finisce l'università
Nei paesi Ocse l'84% della popolazione laureata ha un impiego e la
percentuale degli occupati a tempo pieno è di dieci punti superiore tra chi ha la laurea e chi no. Se questa è la media, però, la posizione dell'Italia non è ottima: il nostro paese si posiziona infatti a fine classifica, preceduto solo da Ungheria, Cile, Corea e Turchia. Lo afferma l'organizzazione di Parigi in un dossier sull'educazione diffuso oggi, 13 settembre.
Non va troppo bene neanche se si guarda il dato sulla
disoccupazione dei laureati: in paesi come l'Australia, la Danimarca, la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia la proporzione è del 3% o meno, mentre in Italia (ma anche in Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Messico, Portogallo, Slovenia, Spagna e Turchia) è del 6% o più.
Altro aspetto che emerge (ma non sorprende) è che l'
Italia investe poco sull'istruzione, certamente meno della media Ocse, cioè dei paesi più sviluppati. Da noi si riserva alla scuola solo il 4,8% del Pil, mentre in media i paesi dell'area garantiscono il 6,1%. Meno dell'Italia spendono solo la Slovacchia (4%) e la Repubblica Ceca (4.5%). Germania e Ungheria riservano la stessa quota dell'Italia.
Ulteriore conferma da Parigi:
gli stipendi di prof e maestri italiani sono tra i più bassi d'Europa e la situazione non accenna a migliorare. Anzi. Mentre gli stipendi dei colleghi degli altri paesi aumentano, quelli inm casa nostra diminuiscono. Dal 2000 al 2009 - rileva il rapporto - sono scesi dell'1%, mentre nel resto dei paesi dell'Ocse sono aumentati in media del 7%".
"Non solo. Un insegnante della scuola media da noi deve attendere
35 anni di servizio per ottenere il massimo salariale, quando la media Ocse ne prevede solo 24. E comunque, in generale, i docenti italiani guadagnano il 40% in meno rispetto ad altri connazionali con il loro stesso grado di istruzione".