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L'Italia rallenta, il Pil cresce solo dello 0,3%

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L'Istituto di statistica conferma la stima preliminare. Frenata rispetto allo 0,8% del secondo trimestre 2010. I consumatori: "Cifre sopravvalutate, la manovra peserà di più". Monito dell'Fmi: "Serve una nuova correzione dei conti pubblici"

di rassegna.it

L'Italia non cresce - foto di sehgal asad (da flickr) (immagini di foto di sehgal asad (da flickr))
L'Italia non cresce. Il Pil nel secondo trimestre 2011 è cresciuto dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,8 per cento nei confronti del secondo trimestre 2010. Lo comunica l'Istat, confermando la stima preliminare diffusa il 5 agosto.

Con questo dato, la crescita del Pil acquista per il 2011, ovvero quella annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell'anno (ma le previsioni per il terzo trimestre sono di una variazione negativa), risulta pari allo 0,7 per cento.

Tra i vari settori produttivi è l'agricoltura a far registrare il risultato peggiore: -2,4 per cento. Mentre si rilevano andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto dell'industria (+0,9 per cento) e dei servizi (+0,1 per cento).
Rispetto alla media dell'eurozona su base congiunturale l'Italia fa leggermente meglio (+0,3 per cento contro +0,2 per cento) mentre la crescita annua risulta nettamente più lenta (+0,8 per cento contro +1,6 per cento).

Guardando ai diversi Paesi, nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è aumentato in termini congiunturali dello 0,2 per cento negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dello 0,1 per cento in Germania ed è rimasto stazionario in Francia; in Giappone il Pil è diminuito in termini congiunturali dello 0,3 per cento. In termini tendenziali, il Pil è aumentato del 2,8 per cento in Germania, dell'1,6 per cento in Francia, dell'1,5 per cento negli Stati Uniti e dello 0,7 per cento nel Regno Unito; in Giappone ha subito una flessione dello 0,9 per cento.

Le cifre relative all'Italia, però, non convincono i consumatori, che considerano ancora "sopravvalutate" le stime dell'Istituto di statistica sul prodotto interno lordo. A sostenerlo sono Adusbef e Federconumatori: "Purtroppo la situazione è peggiore di quanto prospettato - sottolineano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente presidenti di Federconsumatori e Adusbef - anche alla luce della manovra iniqua e depressiva che questo Governo ha approntato. Già sarà tanto se il Pil si discosterà dallo zero".

Secondo le associazioni dei consumatori, "la ripercussione che questa ennesima versione della manovra avrà per le famiglie sarà pesantissima: a regime si avrà una caduta del potere di acquisto di 2.031 euro annui a famiglia (senza contare la stangata di prezzi e tariffe di oltre 1.521 euro nel 2011). Tutto questo - aggiungono - non potrà che avere ricadute negative sull'intera economia, con un'ulteriore contrazione dei consumi, quindi della produzione industriale e nel campo dei servizi. La cosa che troviamo più inaccettabile e intollerabile è la completa mancanza di misure di rilancio. In questa manovra non ce n'è neanche l'ombra. Proprio questo tradisce la totale assenza di lungimiranza di questo Governo e solleva le maggiori preoccupazioni riguardo al futuro sempre meno roseo del nostro Paese".

Un monito, diretto anche all'Italia, arriva pure dall'Fmi. I Paesi devono agire subito e in modo vigoroso per guidare le loro economie attraverso questa nuova e pericolosa fase della ripresa": lo ha affermato il numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, parlando a Londra, a poche ore dall'apertura del G7 finanziario di Marsiglia.

Le preoccupazioni per la numero uno del Fondo vengono soprattutto dall'Europa, dove "diversi Paesi dell'area euro hanno bisogno di una nuova correzione dei conti pubblici e presentano rischi sia sul fronte del debito sovrano che delle banche, colpiti da una crisi di fiducia". "E' fondamentale e urgente che i membri dell'euro attuino gli accordi di luglio" di riforma del meccanismo di salvataggio, ha aggiunto Lagarde, che ha anche spiegato che vi sono banche in Europa che necessitano di un aumento di capitale.



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TAGS pil consumatori istat

09/09/2011 12:00

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