Il messaggio del governatore della Banca d'Italia e futuro presidente Bce: "Non aggirare i fondamentali principi di disciplina di bilancio, i governi si assumano le loro responsabilità". "L'integrazione europea non può più essere rinviata"
"I paesi membri dell'eurozona non devono dare per scontato" il programma di acquisto dei titoli di stato, compresi quelli italiani, deciso dalla Bce nelle scorse settimane. E' il messaggio lanciato dal governatore della Banca d'Italia e futuro presidente Bce Mario Draghi durante un convegno a Parigi. Draghi ha voluto infatti sottolineare l'importanza dell'operato della Banca centrale europea, che nella crisi ha fatto la sua "parte fino in fondo".
Il governatore ha ricordato le parole dell'attuale presidente BceTrichet secondo cui il programma di acquisto dei titoli "non può essere usato per aggirare i fondamentali principi di disciplina di bilancio". Draghi ha poi sottolineato che "nessuna di queste operazioni colpisce la capacità della Banca europea di portare avanti il suo primario obiettivo della stabilità dei prezzi, sul quale risiede in ultima analisi la sua credibilità".
"Non defletteremo mai da questo obiettivo - insiste Draghi - poiché è nel massimo interesse di tutti i paesi membri ed è necessario allo scopo di mantenere le appropriate condizioni per stimolare una crescita sostenibile avere tassi di interesse a lungo termine liberi da inflazione".
Per questo, "è giunta ora l'ora che i governi si assumano le loro responsabilità e agiscano rapidamente per risolvere la crisi del debito sovrano". Sul fondo salva statu Efsf deciso a livello europeo, inoltre, "sarebbe un errore riporre una eccessiva fiducia" perché questo "non può fornire una soluzione" al problema di base: "mancanza di disciplina di bilancio e scarsa crescita".
Le autorità nazionali e i grandi gruppi finanziari non devono indebolire le riforme della finanza globale portate avanti in questi anni sull'onda della crisi per venire incontro ai singoli interessi nazionali. Mario Draghi si rivolge così agli Stati Uniti e all'Europa che "hanno una particolare responsabilità" al riguardo nel portare avanti le riforme come quella di Basilea3 oltre che a quanti, nel comparto finanziario, "hanno chiesto regole comuni" per poter competere ad armi pari ma poi "chiedono un vantaggio competitivo attraverso leggi nazionali" o di singole aree. "Quando paesi o aree geografiche del G20 affermano di avere condizioni speciali che meritano esenzioni dalle regole globali - afferma - sminuiscono non solo la loro stessa credibilità come partner nella negoziazione ma erodono il bene collettivo della stabilità".
Di certo per uscire dalla crisi non ci sono formule semplici. "Non esiste una bacchetta magica" per stimolare la crescita economica, afferma, anche se in diversi paesi europei dove la crescita è particolarmente bassa "il potenziale per attuare le riforme strutturali invocate da anni è amplissimo". Secondo Draghi "abbiamo bisogno di consistenti e credibili pacchetti che comportino un ampio impegno politico per aumentare la competitività e l'occupazione sulla base di strategie decise in comune".
Per rafforzare il mercato unico occorre dunque procedere "in maniera particolare, verso una ulteriore integrazione e liberalizzazione dei servizi in modo da aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione". Per il governatore della Banca d'Italia "anche se queste riforme strutturali possono prendere del tempo per dispiegare appieno i loro effetti, non si dovrebbe sottostimare l'impatto che un ben disegnato programma potrebbe avere sulla fiducia e le attese, così come creare le condizioni per un immediato aumento nella domanda e nell'attività".
Le incertezze dell'azione dell'Europa per risolvere la crisi del debito hanno infatti contribuito al contagio, un aspetto che "dobbiamo riconoscere con franchezza". La "lezione della crisi" degli ultimi tre anni è dunque questa: l'integrazione europea "è un imperativo che non può più essere rinviato". Anche perché, "senza l'euro la crisi sarebbe stata peggiore per tutti". "Essere stati uniti" è stato un bene.