Il Commissario per gli Affari interni: "Le entrate sono incerte, non affidarsi troppo alla stretta fiscale". Tremonti smentisce il condono. Dure critiche da imprese, enti locali e Acli. I sindacati medici: "Smontano la sanità pubblica"
L'Unione europea critica la manovra del governo italiano. I dubbi sull'efficacia dei provvedimenti sono stati espressi oggi (2 settembre) dal Commissario Ue per gli Affari interni, Amadeu Altafaj: "Siamo preoccupati dal vedere un
eccessivo affidamento alle misure sulla lotta contro l'evasione fiscale", ha dichiarato.
La Commissione europea, infatti, negli ultimi giorni non guarda con ottimismo le mosse dell'esecutivo. In particolare, Bruxelles sottolinea le difficoltà e le incertezze legate alla valutazione del gettito che può derivare dalla lotta agli evasori. Sono cifre incerte, ha spiegato Altafaj, che non possono costituire il punto centrale della legge per bilanciare i conti.
Il commissario ha quindi ricordato che la Ue segue vicino il dibattito politico in corso anche in Parlamento.
Bruxelles esprimerà il suo giudizio finale solo dopo l'approvazione definitiva della manovra, ha concluso, augurandosi che nei pacchetti dei provvedimenti in discussione trovino più spazio misure destinate a sostenere crescita e sviluppo economico.
Un'altra bocciatura illustre arriva dall'
ex Commissario europeo, Mario Monti. "La grande confusione, la mancanza di chiari messaggi di questi ultimi giorni temo che possano far risorgere in molti in Europa un senso di diffidenza nei confronti della capacità dell'Italia di andare su una strada definita. Una strada capace di portarla verso una maggiore crescita e verso l'equilibrio finanziario". Questa l'opinione espressa da Monti, attualmente presidente dell'Università Bocconi di Milano.
Nel frattempo, all'interno del nostro paese continua il "balletto" sui contenuti, aspettando il dibattito a Palazzo Madama fissato per la prossima settimana. Il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, ha escluso l'ipotesi del condono: "Si tratterebbe di un intervento una tantum che genera introiti di cassa, ma che non modifica l'assetto della finanza pubblica", ha assicurato ieri in commissione Bilancio del Senato.
Non si fermano le critiche all'impianto della legge. Dopo l'
intervento del Garante della privacy, che ha bocciato l'ipotesi di pubblicare i redditi online, oggi è
Confindustria che torna ad alzare la voce. L'organizzazione delle imprese è "sconcertata" dalle misure contro l'evasione. "Siamo sconcertati per le misure di contrasto all'evasione fiscale previste dal governo", afferma in una nota. Viale dell'Astronomia "ha da tempo condiviso l'obiettivo di una seria ed efficace lotta all'evasione fiscale e contributiva - spiega -. Le misure presentate ieri risentono però della fretta e dell'approssimazione con cui è stato predisposto l'emendamento, dovranno essere necessariamente riviste".
Sindaci e amministratori restano sul piede di guerra contro i tagli agli enti locali. In questo senso, continua la "lotta intestina" con dichiarazioni contro la manovra provenienti da politici del centrodestra. Come il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che non perde occasione per ribadire la sua posizione: " "E' anche interesse del centrodestra che la manovra venga corretta in maniera sostanziale". Gli enti locali sono "delusi" per l'incontro di ieri con il governo. A quanto si apprende, questi chiedevano l'azzeramento dei tagli, o almeno si aspettavano una loro riduzione della metà. L'esecutivo ha invece portato i tagli da 6 a 4,2 miliardi.
Anche il mondo dei sindacati e delle associazioni continua a criticare questa manovra. Il padre delle norme sul lavoro, il ministro Maurizio
Sacconi è stato contestato dalla platea delle Acli, nel corso del suo intervento sulla disoccupazione al seminario "Lavoro scomposto". Secondo le agenzie, l'intervento di Sacconi è stato interrotto due volte dai delegati. Sacconi ha chiesto alle Acli di riconoscere i meriti del governo "senza prosciutto negli occhi" e ha invitato i presenti a "uscire dai bastardi anni '70". A questo punto dura reazione della platea che ha contestato ancora più duramente il ministro arrivando a dargli del "fascista".
Infine, continuano gli appelli per cercare di cambiare il provvedimento nel passaggio parlamentare. Oggi è la volta dei
sindacati dei medici, che scrivono al presidente della Repubblica, governo e Parlamento. Le misure "penalizzano fortemente i professionisti della sanità, e con loro il sistema sanitari pubblico", si legge. Per i camici bianchi sono "gravi e inaccettabili il congelamento del Tfr da sei mesi a due anni, la soppressione di alcune festività, la minaccia di non pagamento della tredicesima, le prospettive di mobilità selvaggia e ulteriori vessazioni, la gravissima scelta di cancellare il contributo di solidarietà lasciandolo però per chi lavora nei servizi pubblici".