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La Germania non rischia la recessione

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Marcus Kappler (ZEW): l'economia tedesca attraversa una fase di stabilizzazione e raffreddamento, ma non ci sono pericoli. La produzione industriale e il mercato del lavoro sono ancora in espansione DI RICCARDO VALSECCHI

di Riccardo Valsecchi

La Germania non rischia la recessione
BERLINO - "Nessun pericolo recessione per la Germania, semplicemente una normale fase di stabilizzazione." A pronunciare queste parole rassicuranti è Marcus Kappler, analista del centro per la ricerca economica europea di Berlino ZEW (Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung).

Qual è la situazione dell’economia tedesca attuale?

Dopo i primi due trimestri di notevole rilancio, stiamo assistendo a un momento di "raffreddamento", come testimoniano gli indicatori degli umori di mercato. Di sicuro si è assistito a un notevole ridimensionamento delle aspettative, in parte a causa della discussione e della crisi del debito pubblico in diversi paesi dell’Eurozona, ma anche per la crisi finanziaria del mercato americano. Molti segnali, come il declassamento degli Stati Uniti da parte dell’agenzia di rating Standard and Poor’s, o come i dati forniti dall’Ente federale di statistica tedesco che attestano la crescita dell’economia nazionale in termini di prodotto interno lordo solo allo 0,1 per cento nell’ultimo trimestre, descrivono una situazione d’allerta, ma non si può ancora parlare per la Germania di pericolo concreto di recessione. È probabile che sia la conseguenza di un normale processo di stabilizzazione e che si corregga automaticamente da sé.

Quanto dipende economicamente la Germania dagli altri paesi dell’Unione Europea?

Molto, dal momento che gran parte delle esportazioni tedesche è destinata al mercato europeo. L’insicurezza del debito pubblico in alcuni Stati della Ue naturalmente influenza l’economia tedesca in maniera significativa ed è stato in questo senso fondamentale il consolidamento delle misure anticrisi in Spagna e in Italia. È necessario supervisionare il credito, regolare il debito pubblico e porre delle misure contro le speculazioni. I dati attuali riguardo al PIL tedesco hanno sollevato molti timori, ma in generale la situazione economica continua a essere positiva. La produzione industriale tedesca attesta sì una leggera decrescita, ma continua ad essere in forte espansione rispetto agli anni precedenti.

Era una situazione prevedibile?

Assolutamente sì. Forse i segnali sono poco più forti di quanto avevamo previsto in termini statistici, ma non è stata una grande sorpresa. Ripeto, la Germania è comunque in crescita, ha un mercato del lavoro in pieno sviluppo e le possibilità economiche e lavorative rimangono stabili.

Qual è il ruolo economico di Berlino nel panorama europeo?

All’interno dell’Unione Europea c’è uno sviluppo diverso da paese a paese. Ci sono stati come la Francia dove la situazione è molto simile alla Germania; altri, come Portogallo e Irlanda, dove restano grossi problemi. Possiamo dire che in questo momento la Germania è la locomotiva d’Europa, dal momento che molti paesi prendono come punto di riferimento l’economia tedesca.

La crisi italiana ha toccato l’economia tedesca?

Al momento non molto: importazioni ed esportazioni tra i due partner continuano a essere buone. Certo, se l’instabilità in Italia continuasse, le relazioni economiche tra i due paesi potrebbero essere compromesse.

E questa Unione Europea alla Germania quanto serve?

E' un tema molto discusso in Germania. Sicuramente siamo stati tra i paesi che maggiormente hanno approfittato del mercato unico, anche se al momento la crisi ha dirottato l’attenzione solo sulla crescita e sul debito pubblico nella zona euro. Di fatto non si può dire che la Ue non sia stata – e non sia - un grosso investimento per Berlino

Gli Eurobond sarebbero utili a fronteggiare la crisi?

Quando il sistema economico-finanziario di tutti i paesi dell’Unione europea sarà stabile, potremo parlare di Eurobond. Al momento le priorità sono altre. C'è bisogno di una guida che imponga una linea economica stabile e univoca. Servono una riforma finanziaria e, infine, un nuovo Patto di stabilità e crescita, perché l’attuale, a conti fatti, non ha funzionato. I requisiti imposti dal Patto si sono dimostrati troppo deboli.

Lo stop agli Eurobond l'hanno dato Parigi e Berlino. Il futuro europeo è nelle mani delle due capitali?

Quella di una leadership franco-tedesca a mio parere è un’idea molto interessante. Germania e Francia cooperano da lungo tempo sia da un punto di vista economico che politico, e una doppia "reggenza" che guidi e coordini l’Europa è, a mio avviso, la strada da seguire. D’altronde, su temi fondamentali quali il debito pubblico, la Germania ha già attuato da tempo una riforma che impone un tetto limite. Gli altri paesi farebbero bene a prenderla ad esempio.


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TAGS marcus kappler unione europea germania crisi eurobond

29/08/2011 15:04

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