Ecco le misure del governo per superare la crisi. Il ministro alle commissioni: "Modificare subito l'art. 81, agire sull'art. 41, poi contrattazione aziendale e licenziamenti più facili". Tassare anche le rendite e liberalizzare i servizi pubblici
Pareggio di bilancio. È questa la parola d’ordine scandita da Giulio Tremonti alle Commissioni di Camera e Senato. Pareggio costituzionale con la riforma dell’articolo 81 della Carta prima, e pareggio anticipato da quanto previsto dalla manovra di luglio, poi. Per farlo il governo pensa di privatizzare i servizi locali, le professioni e soprattutto di picchiare duro sul mercato del lavoro. Maggiore flessibilità, facilità di licenziamento, contrattazione a livello aziendale. Mentre c'è una sorta di il giallo sul taglio degli stipendi pubblici.
Davanti ai parlamentari riuniti a Montecitorio, Tremonti comincia con una analisi storica dell’articolo 81 della Carta, un testo che ha dimostrato di non poter più funzionare . “Dobbiamo cambiare l'articolo 81 - aggiunge il ministro – perché non funziona più”. La modifica volta all'introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è stata definita dal ministro "necessaria". Prendere tale decisione “è un vincolo formale forte”, poiché “costringe a scelte di maggiore rigore perché non si può più spendere più di quello che prendi".
Per introdurre questo vincolo, che deve fare esplicito riferimento ai parametri introdotti dalla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, bisogna “fare in fretta un lavoro importante: tanto da non rispettare il vincolo dei tre mesi tra le due letture. Ma non possiamo cambiare la Costituzione cambiando la Costituzione”. Tremonti, ha poi detto: “C'è ampio spazio per un lavoro che presuppone un disarmo plurilaterale e un spirito costituente”.
Poi il superministro passa a parlare del pareggio di bilancio da anticipare al 2013 rispetto alla manovra di luglio. E si nasconde dietro alla crisi. “Il decreto che pone il pareggio di bilancio al 2014 è stato votato a metà di luglio scorso. Da allora tre fatti nuovi, successivi e concatenati, hanno modificato il corso delle nostre attività", a partire dalla "intensificazione verticale della crisi".
Finalmente, poi, escono alcuni contenuti della famosa lettera “segreta” ricevuta dalla Bce alla vigilia del massiccio acquisto di bond italiani da parte della banca europea. “Ci hanno chiesto di privatizzare i servizi, di liberalizzare le professioni, di introdurre modifiche al mercato del lavoro, e di intraprendere misure per rendere più agevole il licenziamento e la flessibilità del mercato del lavoro”.
Per quanto riguarda le misure concrete che il governo ha intenzione di adottare, Tremonti stavolta è chiaro nelle intenzioni: per il mercato del lavoro l'ipotesi è “una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido”, ma anche “il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici”, una sorta di “diritto di licenziare”. Anche se, precisa, bisogna "evitare le forme di abuso dei contratti a tempo determinato, da quelle parti crea effetti di instabilità della persona che possono essere negativi sull'economia. Finisce che sono tutti dei 'subprime'".
Il governo ipotizza anche di
accorpare sulle domeniche le festività. Sul lato della crescita, invece, serve "la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali”.
Tra le prime ipotesi annunciate da Tremonti c'era anche quella di
“tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici". Nella replica, però, ha fatto marcia indietro: "E' un'ipotesi europea non italiana", ha detto. Nella lettera della Bce c'erano anche "suggerimenti che riguardano le pensioni di anzianità, le donne nel settore privato". Ma, puntualizza Tremonti, "anche questo, non è detto che debba essere oggetto dell'attività del governo italiano".
C'è inoltre “una grande disponibilità del governo” per intervenire sulla
tassazione delle rendite finanziarie, dice poi il ministro, specificando che le ipotesi sono quelle di non toccare i titoli di stato, di ridurre dal 27 al 20% i depositi bancari e postali e di aumentare al 20% dal 12,5% attuale la tassazione sui titoli, esclusi quelli di Stato. Allo stesso modo bisogna "intervenire con maggiore incisività sui costi della politica, non solo sui costi dei politici ma sulle complessità del sistema”.