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Palestina: il lavoro tra muri e frontiere

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Parla Saher Saed segretario generale della Pgftu, sindacato palestinese. La difficile condizione di lavoratori e sindacati nei territori occupati, tra disoccupazione e violenza. "La solidarietà risulta ancora decisiva" DI GIORGIO SBORDONI

di Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1

Palestina: il lavoro tra muri e frontiere
La Federazione generale dei sindacati della Palestina (Palestinian General Federation of Trade Unions, Pgftu), formalmente costituitasi nel 1965, è l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa dei lavoratori e delle lavoratrici palestinesi. Oggi è organizzata in 13 federazioni di categoria e 11 sedi distrettuali, comprese Gerusalemme e la Striscia di Gaza. Gli iscritti dichiarati sono circa 350 mila, di cui 40.000 sono donne, residenti in maggioranza nei distretti della Cisgiordania. La sede nazionale è a Nablus.

Le autorità di occupazione israeliane, militari e civili, hanno sempre ostacolato l’attività sindacale nei territori palestinesi, cercando di eliminare ogni forma di organizzazione riconducibile all’identità nazionale palestinese e alla rivendicazione di indipendenza e di libertà. Distruzione di sedi sindacali, persecuzione dei dirigenti, detenzione per lunghi periodi e arresti domiciliari, incursioni notturne nelle abitazioni, minacce e avvertimenti, proibizione di realizzare manifestazioni e proteste: nonostante tutto ciò, e grazie anche al sostegno della comunità internazionale, il sindacato palestinese è riuscito a mantenersi attivo e presente in ogni città e nei luoghi di lavoro, guadagnandosi credibilità in ambito internazionale.

Dopo gli accordi di pace di Oslo (1993), la Pgftu ha scelto la strada del dialogo e della pace, riconoscendo lo Stato di Israele ma rivendicando il diritto dei palestinesi ad avere il proprio Stato nel quadro delle risoluzioni Onu e dell’iniziativa di pace araba. Dopo lo scoppio della seconda Intifada (settembre 2000) la Pgftu, pur mantenendo il profilo sindacale, ha a svolto un ruolo di supplenza, fornendo assistenza umanitaria alle famiglie di lavoratori palestinesi che hanno perso il lavoro, e ha mantenuto una posizione molto critica nei confronti del governo palestinese, incapace a suo avviso di portare a termine le riforme necessarie per adeguare il quadro normativo Intifada. Più volte arrestato e incarcerato, è diventato dirigente nazionale nel 1993 e poi segretario generale della Pgftu, carica alla quale è stato rieletto nell’ultimo congresso tenutosi a Ramallah nel 2007.

Saed ha partecipato a una conferenza stampa a Roma per lanciare la raccolta firme per la Campagna internazionale sul riconoscimento dello Stato di Palestina (vedere articolo in basso). Radio Articolo1 gli ha rivolto alcune domande.

Qual è in questo momento la situazione del lavoro nei Territori?

Il rapporto Ilo del 2010 riassume in modo molto chiaro la situazione tragica in cui vivono i lavoratori palestinesi. Attualmente risultano disoccupati oltre 350 mila operai, su una forza lavoro di quasi un milione. Il tasso di disoccupazione è pari al 31 per cento, mentre il livello di povertà è superiore al 40 per cento. Il fatto che la percentuale di persone al di sotto del livello di povertà sia superiore a quella dei disoccupati è dovuto alla massiccia presenza di check point, che servono per il controllo non solo delle persone ma anche della vita lavorativa. Israele esercita poi un controllo totale sulle merci e sull’attività di import-export.

Ciò comporta un aumento dei prezzi e la conseguente perdita di competitività dei prodotti palestinesi. Come sono i vostri rapporti con il sindacato israeliano?

Abbiamo rapporti con il sindacato israeliano perché vogliamo difendere i diritti dei lavoratori palestinesi che si trovano all’interno di Israele. Ricordo che nessun lavoratore palestinese può entrare in Israele senza un permesso e che tutti devono sottoporsi a procedure di sicurezza severissime.

Che efficacia può avere per voi un gesto di solidarietà come la raccolta di firme per il riconoscimento dello Stato palestinese?

La solidarietà globale tra i lavoratori è molto importante. In questo caso poi, essendo finalizzata al riconoscimento dello Stato palestinese, la solidarietà farà crescere il peso della Palestina nel consesso delle Nazioni Unite e questo a sua volta avrà effetti positivi per i lavoratori palestinesi.



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TAGS palestina medio oriente lavoro

10/08/2011 09:00

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