Bisogna incentivare la qualificazione della domanda così come si fa in tutti i settori, estendendo il concetto di green economy all’intero sistema economico. Il cittadino è un importante agente di cambiamento DI SERENA RUGIERO
Lo sviluppo di una nuova politica industriale per il rilancio della competitività e dell’economia e a favore dell’ambiente è una sfida che può trovare un fertile terreno di applicazione in quella green economy energetica che rappresenta la dimensione costitutiva trainante della green economy tout court e della sua capacità di ridefinire la qualità dei processi, dei prodotti e del lavoro.
In particolare, la diffusione di tecnologie energetiche innovative – le fonti rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetico – può dare impulso al rilancio delle attività produttive e contribuire a contrastare il calo dell’occupazione, attraverso un "pacchetto di stimolo economico" in cui l’innovazione costituisce il vero e proprio motore della ripresa. In questo quadro il "fattore energia" rappresenta non solo un prerequisito necessario, ma il fattore propulsivo stesso dello sviluppo economico, in quanto elemento fondante di una nuova economia che, attraverso l’uso compatibile delle risorse energetiche, è in grado di coniugare le esigenze dell’ambiente con quelle della crescita economica e del lavoro. La stessa politica energetica europea, si pensi al Pacchetto clima energia 20-20-20, conferma la necessità di una maggiore integrazione tra sostenibilità, competitività e occupazione.
La positiva esperienza di alcuni paesi come la Germania dimostra che l’innovazione in campo energetico, oltre a offrire una possibile risposta alle distorsioni dell’attuale modello di sviluppo, rappresenta anche un’opportunità di conquista di nuovi mercati, rafforzando la competitività dell’economia nazionale. Un aspetto di grande rilevanza è che lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica costituisce la prova concreta che si può costruire una politica industriale partendo dal basso: dalla qualificazione della domanda che determina una trasformazione dell’offerta del servizio energetico.
Attualmente si sta infatti assistendo, accanto a un processo di innovazione tecnologica, al parallelo ampliamento dell’insieme dei soggetti produttori di energia mediante l’iniziativa dei piccoli operatori – agricoli, nel commercio, nel terziario, nell’artigianato – fino ad arrivare all’importante ruolo svolto dalle stesse famiglie e, cioè, dal comune cittadino-consumatore; quest’ultimo, liberata la sua potenzialità d’iniziativa, passa dall’essere un semplice consumatore, un destinatario "passivo" del servizio energetico, a configurarsi come un piccolo "generatore di energia pulita", vale a dire un consumatoreproduttore (cd. prosumer).
Il cittadino diviene dunque un importante ‘agente di cambiamento’, che accelera la diffusione delle nuove tecnologie low-carbon e che contribuisce alla diffusione di un sistema di generazione dell’energia diverso da quello tradizionale: la "generazione distribuita". Una nuova filiera energetica fatta di tanti piccoli operatori diffusi in più punti lungo la rete, nella quale i tradizionali siti di prelievo diventano anche siti di immissione dell’energia. Un altro caso molto interessante del potere attivante della qualificazione della domanda è quello dell’efficienza energetica che ha, peraltro, un carattere fortemente pervasivo coinvolgendo tutti i settori. Nel contributo delle opzioni di efficienza energetica alla riduzione delle emissioni di CO2 al 2020 appare particolarmente considerevole il peso che riveste il settore residenziale.
A tale proposito basti pensare che una casa italiana presenta una media dei consumi tra i più alti d’Europa, attestandosi sui 150 kwh per metro quadrato l’anno e che almeno il 70% dei consumi di energia nel settore residenziale sono relativi al riscaldamento. Tuttavia, con le attuali tecnologie a disposizione e con i dovuti accorgimenti in fase costruttiva è possibile ridurre la media dei consumi delle abitazioni addirittura del 50%.
Questo tipo di interventi – riguardanti sia l’edificazione di nuovi fabbricati che la ristrutturazione degli edifici esistenti – consentono di raggiungere numerosi benefici: oltre a quelli di carattere ambientale, al maggiore comfort abitativo e a costi di esercizio più bassi, bisogna valutare il potere attivante che la domanda di fabbricati ha sugli altre branche dell’economia nazionale. Del resto, lo strumento della detrazione fiscale del 55% ha dato un forte impulso allo sviluppo della filiera della riqualificazione energetica degli edifici e, nei quattro anni di operatività, ha garantito maggiori entrate fiscali allo Stato, ha generato effetti positivi a livello produttivo (e, quindi, anche occupazionali) ed è stato un incentivo all’emersione del lavoro nero. Ciò dimostra l’opportunità di incentivare la qualificazione della domanda così come si sta realizzando in campo energetico in tutti i settori, estendendo il concetto di green economy all’intero sistema economico.