Sabato 2 agosto 1980 un ordigno nella sala d'aspetto provoca il crollo di un'ala intera della stazione centrale: 85 morti e 200 feriti. Anniversario celebrato tra le polemiche per l'assenza dell'esecutivo. I familiari delle vittime: ci prendono in giro
Un minuto di silenzio alle 10,25, ora dell'esplosione. Poi il fischio prolungato di un treno che accompagna il volo di 85 palloncini, quante furono le vittime dell'attentato 35 anni fa. Bologna ricorda la strage di matrice fascista divisa tra la commozione e lo sdegno
per l'assenza del governo (è il secondo anno consecutivo) alla cerimonia del 2 agosto.
Inevitabili le critiche dei partiti d'opposizione e dell'associazione che rappresenta i familiari delle vittime che, con lo slogan "Noi non possiamo dimenticare" ha chiesto ancora una volta di fare luce sul nome dei mandanti. Per la bomba, infatti, stati condannati come
esecutori materiali Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, elementi di spicco dei Nar, formazione terroristica di estrema destra. Mancano, invece, i mandanti e il movente.
Il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ha sottolineato che "il ricordo è scolpito nella coscienza della nazione e sollecita ogni giorno l'impegno civile dell'intera collettività nel prevedere qualsiasi rigurgito d'intolleranza e di violenza". L'accertamento della verità è stato il senso del messaggio dei presidenti di Camera e Senato, Gianfranco
Fini e Renato
Schifani.
Le celebrazioni di piazzale Medaglie d'oro sono aperte dal
sindaco Virginio Merola. "Mentre noi siamo impegnati nel ricordo - ha sottolineato dal palco - dispiace, colpisce il comportamento del governo. Si possono anche non avere risposte nuove, ma non si può mancare di rispetto ai famigliari e alla città. Si deve avere il coraggio delle proprie responsabilità, che il prefetto ha qui saputo rappresentare".
Poi è il turno di
Paolo Bolognesi a nome dei familiari delle vittime. Nel suo discorso ricorda i depistaggi iniziati dal minuto successivo allo scoppio della bomba. Fa nomi e cognomi, cita il capo della P2 Licio Gelli e il faccendiere Francesco Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, entrambi posti ai vertici del Sismi e iscritti alla P2, "che si adoperarono in ogni modo per inquinare i processi e sviare le indagini dalla pista neofascista italiana".
L'associazione denuncia da anni "lo scandalo del trattamento privilegiato concesso agli esecutori materiali di quel vile attentato, i quali hanno sempre taciuto sui mandanti e per questo sono stati premiati". L'atteggiamento dell'esecutivo sul
segreto di Stato "è stato volutamente inconcludente: la legge del 2007 a oggi è inattuata per la mancanza dei decreti attuativi. Sembra quasi che, fatta la legge, il segreto di Stato non debba avere una scadenza, ma debba essere eterno".
Infine un richiamo al premier Silvio
Berlusconi. "Tutte le sue parole e quelle del sottosegretario Gianno Letta si sono dimostrate parole al vento, fatte da ricercatori di facile consenso. Nessun atto concreto è stato compiuto, ma anche su questo continueremo la nostra battaglia per fare applicare integralmente la legge. Vorrebbero dimenticare, e che anche noi dimenticassimo".