Prende il posto di Angelino Alfano. Magistrato, romano, è entrato in Parlamento nel 2001 con Forza Italia. I suoi colleghi di partito lo chiamano 'la toga azzurra'. Si riaccende in Senato lo scontro sul ddl sul processo lungo. Pd: Palma lo fermi
È Francesco Nitto Palma il nuovo ministro della Giustizia. Lo ha nominato oggi, 27 luglio, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nuovo incarico nell'esecutivo anche per la deputata del Pdl Anna Maria Bernini, nominata ministro senza portafoglio con delega alle Politiche Ue.
CHI È NITTO PALMA. Sessantunenne romano di origini siciliane, Palma è magistrato di Cassazione con una lunga esperienza da pm alla procura di Roma e all'antimafia. Torna al dicastero della Giustizia dopo 16 anni: dal '94 al '95 è stato vicecapo di gabinetto e direttore dell'Ufficio relazioni internazionali del ministero. Fino ad allora aveva lavorato in procura, prima come giudice istruttore a Vicenza, poi, dal '79 al '93, come sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma. A piazzale Clodio si è occupato di casi come il processo Moro, il maxiprocesso alle Brigate rosse, l'arresto del mafioso italoamericano Frank Coppola, ma anche la Gladio, Ustica e l'inchiesta sulla tragedia di Vermicino. Nel 2001, l'approdo in Parlamento con Silvio Berlusconi con Forza Italia. Legato da un rapporto di amicizia a Cesare Previti, nel 2008 il magistrato, che viene definito dai suoi compagni di partito una 'toga azzurra', è stato rieletto al Senato, come capolista in Calabria per il Pdl. Da allora riveste la carica di sottosegretario all'Interno.
BAGARRE SUL PROCESSO. Nel frattempo, sempre in tema di giustizia, tiene banco la discussione in Senato sul cosiddetto processo lungo. L'Aula di Palazzo Madama oggi ha respinto a maggioranza le undici questioni pregiudiziali e la richiesta di sospensiva presentate dalle opposizioni. È terminata così la maratona oratoria cominciata in mattinata per illustrare tutte le critiche da parte di un'opposizione compatta nel contestare un provvedimento che prevede, tra l'altro, la possibilità per la difesa di presentare lunghe liste di testimoni, considerato una legge ad personam per aiutare il premier Silvio Berlusconi nelle sue vicende giudiziarie. "Sarebbe un pessimo segnale se la nomina del nuovo ministro di Grazia e Giustizia fosse accompagnata dall'approvazione del processo lungo. Su questo si potrà cominciare a misurare se c'è o non c'è un cambiamento di passo rispetto al passato e l'autonomia del nuovo ministro", ha detto Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella commissione Antimafia, dopo la nomina Palma.