Nulla di fatto al tavolo di Palazzo Chigi, restano i dubbi sul futuro dello stabilimento di Terni e sui tremila posti di lavoro. I sindacati non si fidano: nessun impegno da parte dell'azienda sui livelli occupazionali e sugli investimenti
Confermata la decisione del gruppo Thyssen di procedere allo
scorporo delle aziende che producono acciai speciali, che riguarderebbe quindi in Italia lo stabilimento di Terni, ma prima che ciò avvenga, e per poter influire sulle scelte del gruppo, andranno informati i sindacati e il tavolo stesso che rimarrà aperto a Palazzo Chigi. E’ il responsabile del dipartimento Industria della Cgil nazionale, Salvatore Barone, a sintetizzare l’esito del tavolo che si è tenuto oggi (27 luglio) a Palazzo Chigi sugli sviluppi dell’azienda ThyssenKrupp.
I sindacati sono preoccupati dopo l'incontro cui hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, i rappresentanti degli enti locali umbri, il presidente e l'amministratore delegato della Thyssen in Italia, Klaus Schmitz e Harald Espenhahn. Al termine della riunione i rappresentanti di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno fatto sapere che il componente del board della Thyssen Ralph Labonte ha inviato una lettera a Gianni letta in cui però, secondo i sindacalisti, si parla solo di principi e non di garanzie.
“Se è stata confermata la scelta di procedere allo scorporo - spiega il dirigente sindacale -, che dovrebbe quindi in Italia interessare lo stabilimento di Terni,
non sono ancora noti i temi e le modalità, e cioè se ciò accadrà attraverso la cessione sul mercato del ramo oppure se verrà costituita una newco da quotare in borsa per reperire i capitali necessari”. Il sindacato di Corso Italia accoglie con favore “la decisione assunta dall’azienda di essere disponibile ad un confronto” sull’evolversi della situazione ma, precisa Barone, “non ci rassicurano le parole circa il mantenimento dei livelli occupazionali e degli investimenti in cantieri perché lo scorporo potrebbe incidere sugli sviluppi e sulle strategie del gruppo”.
La Cgil ha quindi chiesto al tavolo che “
prima che ogni decisione venga presa questa dovrà essere discussa al tavolo della presidenza del Consiglio, che per questi motivi rimarrà aperto, e perché le parti presenti possano influire e condizionare le decisione che prenderà l’azienda con tutta probabilità tra settembre e ottobre”. Una richiesta, conclude Barone, “che abbiamo avanzato perché vogliamo poter incidere attivamente nel determinare una prospettiva per il futuro dello stabilimento di Terni”.