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Medici: protocollo sepoltura "bambini non nati", violenza da fermare

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La Fp Cgil Medici denuncia il protocollo di intesa, approvato con delibera del 22 luglio 2011, tra l’Azienda ospedaliera S. Anna e San Sebastiano di Caserta e l’Associazione "Difendere la vita con Maria" al fine di promuovere il seppellimento dei "bambini non nati", con la disponibilità del sindaco di un apposito spazio nel cimitero cittadino e il plauso del vescovo. Un protocollo che potrebbe estendersi a diversi altri ospedali secondo la volontà espressa da Don Maurizio Gagliardini - presidente dell’associazione "Difendere la vita con Maria" con sede a Novara – di volerlo utilizzare come testimonial e locomotiva in particolare nel Mezzogiorno. Già la Regione Lombardia nel 2007, andando oltre il Dpr 285 del 1990, ha infatti approvato un regolamento che impone alle Direzioni Sanitarie di informare i genitori della possibilità di richiedere la sepoltura anche per i feti di presunta età inferiore alle venti settimane. In caso di assenza di richiesta il regolamento prevede comunque la sepoltura come si fa per le "parti anatomiche riconoscibili" in una area riservata dei cimiteri.

Il 7 maggio 2010 al Cimitero di Cremona si è tenuto il primo rito funebre per i feti abortiti presso l’Ospedale Maggiore, e di cui i familiari non hanno voluto farsi carico, alla presenza dei membri dell’Associazione "difendere la vita con Maria" anche qui dopo apposito accordo con l’Azienda Ospedaliera. "L’ospedale dovrebbe tutelare la salute delle donne che effettuano la scelta consapevole ma dolorosa della interruzione volontaria di gravidanza" ha affermato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. "La sepoltura nel cimitero può accrescere i sensi di colpa della donna, con il rischio di disturbi psichici post-aborto che possono insorgere anche dopo parecchi mesi, con sintomi di natura depressiva e ansiosa anche con un andamento cronico." "Il servizio pubblico" ha continuato Cozza "non dovrebbe compiere scelte ideologiche di natura religiosa a danno della salute della donna ed in conflitto con la deontologia professionalità dei medici e degli operatori".

"Chiediamo quindi" ha concluso Cozza "norme e protocolli che rispettino su tutto il territorio nazionale il diritto alla salute ed all’autodeterminazione della donna". "Il Presidente Caldoro intervenga" ha chiesto Giosuè Di Maro, Segretario regionale Fp Cgil Medici Campania "per garantire il rispetto della salute della donna e la piena e corretta applicazione della 194 in Campania, regione già nel 2007 con uno dei massimi numeri di obbiettori tra i ginecologi (oltre l’83%) e tra gli anestesisti (oltre il 77%)".


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TAGS fp cgil medici

27/07/2011 15:16

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