Secondo l'Istituto di statistica, in Italia aumenta l'uso del fotovoltaico per gli edifici pubblici, ma la raccolta differenziata, soprattutto al Sud, resta una chimera. Gli italiani usano di più i mezzi pubblici, ma resta alto il consumo di gas e acqua
L'Italia e l'ambiente, un rapporto con molti chiaroscuri. Lo ha disegnato l'Istat, rendendo noti oggi (26 luglio) gli Indicatori ambientali urbani riferiti al 2010. Se da una parte nel Belpaese aumenta l'utilizzo di energie rinnovabili e si abbassa l'inquinamento atmosferico, dall'altra, sul fronte della raccolta differenziata e dell'abbassamento dei consumi la strada da percorrere resta ancora lunga.
Secondo l'Istituto di statistica, la potenza media di fotovoltaico su edifici comunali è aumentata del 114,9 per cento rispetto al 2009. L'utilizzo di pannelli fotovoltaici installati su edifici comunali, la cui potenza media, "arrivata nel 2010 a 1,1 kilowatt ogni 1.000 abitanti", ha dunque registrato un incremento del 114,9 per cento sul 2009. Si registra poi una "leggera diminuzione", pari allo 0,3 per cento, per l'energia elettrica per uso domestico. Mentre risulta in aumento del 4,7 per cento i consumi pro-capite di gas per casa e riscaldamento rispetto all'anno precedente.
Per quanto riguarda i rifiuti, invece, resiste la questione meridionale. Tra i grandi comuni - osserva l'Istat - Verona è l'unico che ha raggiunto il 50 per cento di raccolta differenziata. Valori superiori al 30 per cento si registrano a Torino (43,3 per cento), Firenze (38,4), Milano (35,9 per cento), Venezia (35,6 per cento) e Bologna (34,8 per cento). Chiudono la classifica i due grandi comuni siciliani: Palermo e Catania che arrivano rispettivamente al 7,7 per cento e al 6,8 per cento.
La raccolta differenziata, in ogni caso, è presente in tutti i comuni capoluogo di provincia (98 quelli in cui, al 31 dicembre 2010, risulta servita l'intera popolazione residente): i comuni capoluogo del nord superano la media del 40 per cento (47,1 per cento nord-est e 40,1 per cento nord-ovest); scende al 28,1 per cento nei capoluoghi del centro; al 21,3 per cento al sud e al 15 per cento nelle Isole.
Per 13 capoluoghi (Pordenone, Novara, Carbonia, Verbania, Salerno, Avellino, Nuoro, Belluno, Oristano, Asti, Tortola, Rovigo e Trento) è stato già superato l'obiettivo del 60 per cento di differenziata (da raggiungere, per legge, entro il 31 dicembre 2011). Sono, invece, 34 quelli oltre il 50 per cento. Ma c'è anche chi non raggiunge la soglia del 10 per cento di differenziata come, per esempio, Enna all'1,2 per cento, Siracusa al 3, Messina al 5,3, Isernia all'8, Agrigento all'8,4, Taranto all'8,7, Foggia al 9, Catanzaro al 9,4 e Vibo Valentia al 9,8.
A Napoli, "città martire della monnezza", la raccolta differenziata non supera il 18 per cento, mentre gli altri comuni capoluogo superano la media nazionale (al 31,7 per cento). "In Campania - spiega l'Istituto di statistica - permane la bassa quota di raccolta differenziata": a Napoli al 17,7 per cento, mentre gli altri comuni capoluogo superano la media nazionale del 31,7 per cento. Salerno arriva al 71 per cento, Avellino al 67,3 per cento, Caserta al 46,9 per cento, e Benevento al 33,9 per cento.
Il consumo di acqua pro-capite per uso domestico in Italia sfiora invece i 67 metri cubi, ma aumentano i viaggiatori sui mezzi pubblici e la "porzione" di verde per abitante. Il consumo a testa di acqua - spiega l'Istat - è "pari a 66,7 metri cubi, in diminuzione dell'1,9 per cento rispetto al 2009"; una contrazione dei consumi di acqua che caratterizza "gli ultimi nove anni". Secondo gli Indicatori ambientali urbani i mezzi pubblici dei comuni capoluogo di provincia hanno poi trasportato complessivamente "228,6 viaggiatori per abitante, con un aumento dello 0,6 per cento rispetto al 2009". E nei 116 capoluoghi di provincia "ogni abitante dispone di 106,4 metri quadrati di verde a gestione pubblica" che rispetto alla disponibilità del 2000 sono aumentati di 3,1 metri quadrati per ogni abitante. Infine, da segnalare che Torino, Mantova, Pescara e Iglesias hanno approvato la zonizzazione acustica del territorio comunale.
Come conseguenza, l'inquinamento atmosferico è in calo: nel 2010 si sono, infatti, registrati in media 10 giorni in meno di superamento dei limiti di Pm10 (polveri sottili) per la salute. Continua a diminuire - spiega l'Istat - il numero medio di giorni in cui si è registrato il superamento del valore limite per la protezione della salute umana da Pm10. Nel 2010 sono stati una media di 44,6 giorni, mentre nel 2009 erano stati 54,1.