Se alla sinistra toccherà prendersi carico delle sorti del paese in durante la gravissima crisi economica globale, non potrà farlo senza trascurare la necessità del consenso ideale e diffuso delle persone che l’hanno votata DI STEFANO IUCCI
di Stefano Iucci
Appunti per la sinistra che verrà, o che è già venuta, secondo i più ottimisti. È certo sorprendente che, dopo anni di quorum falliti, all’ultimo referendum abbia votato il 57 per cento degli elettori; ma è ancora più sorprendente che il 16 per cento di questi votanti abbia fatto campagna elettorale attiva e che il 60 per cento di chi ha partecipato alla campagna elettorale è la prima volta che lo fa. I dati vengono dal puntuale Atlante politico di Demos, che riporta anche come oltre la metà di questi militanti abbia fatto una campagna pervasiva attraverso social network, contatti privati e Rete in generale. Se è vero che in politica non sono ammesse semplificazioni – e dire che la sinistra ha vinto grazie alla Rete è un’enorme semplificazione –, è certo che le nuove tecnologie, capaci per definizione di suscitare partecipazione, offrono un capitale sociale, un tesoretto da non disperdere.
Insomma non c’è più spazio – ma forse non ce n’è mai stato – per dividersi tra apocalittici e integrati, tra movimentisti e parlamentaristi. I movimenti che si sono fatti istituzione (come fanno vedere anche le vittorie di Pisapia a Milano e di De Magistris a Napoli e l’attività del Forum per l’acqua), dimostrano che in alcuni casi fortunati le distanze tra i palazzi delle politica e le dislocazioni molecolari della società civile si annullano senza perdere identità, ma anzi contaminadosi e rafforzandosi a vicenda. Non è scontato: in Spagna con gli indignados questo non sta accadendo. Se alla sinistra toccherà prendersi carico delle sorti del paese in un frangente di gravissima crisi economica globale come questo, non potrà farlo senza trascurare la necessità del consenso ideale e diffuso delle persone che l’hanno votata. Forse non serve chiamarla società civile, basta una parola che ultimamente ha perso un po’ di appeal: gli elettori, cioè le persone che scelgono e che in questo atto ogni volta rifondano le basi della democrazia.