La richiesta dei sindacati. Momento decisivo per i 1.300 lavoratori abbandonati dal gruppo indiano Dooth, che ora chiede il concordato preventivo per la fabbrica ciociara. Ma l'ipotesi del fallimento non è affatto scongiurata DI TARCISIO TARQUINI
di Tarcisio Tarquini
Dopo il riuscitissimo Videocon Day di martedì scorso (una kermesse oratoria con finale, simbolica, stretta di mano della folla radunata nell'ampio piazzale antistante gli stabilimenti dell'azienda nella periferia di Anagni, a poche centinaia di metri dal casello autostradale), oggi la drammatica vicenda della Vdc e dei suoi 1.300 dipendenti - abbandonati a se stessi dalla famiglia Dooth dal momento in cui, oltre tre anni fa, vennero interrotti gli ambiziosi piani di rilancio che ne avevano accompagnato l'arrivo nel 2005 – si appresta a vivere un altro momento decisivo.
Il gruppo indiano, con interessi in mezzo mondo e accreditatissimo nel settore dell'energia, ha presentato, infatti, questa mattina (22 luglio) la richiesta di concordato preventivo per raggiungere un accordo con i creditori nella speranza di agevolare così la cessione (o l'affitto) dell'azienda di schermi tv e apparati elettronici all'impresa arabo canadese selezionata dopo una lunga istruttoria condotta dagli esperti dell'agenzia ministeriale Invitalia. Oppure per aprire – questo è il timore dei lavoratori, costretti a una cassa integrazione iniziata più di due anni fa – la strada alle procedure fallimentari, che metterebbe la parola fine alla quarantennale storia industriale di quella che è stata una delle aziende simbolo dello sviluppo economico della Ciociaria.
Nella stessa mattinata di oggi, i sindacati, raccogliendo unitariamente la proposta avanzata nel corso del Videocon day dalla presidente della Giunta regionale del Lazio Renata Polverini, hanno chiesto alla presidenza del consiglio di convocare un tavolo con tutti i soggetti sociali e istituzionali interessati per trovare in quella sede ciò che non si è trovato finora, e cioè un accordo che dia garanzia a tutti e, soprattutto, riconsegni ai lavoratori la loro fabbrica e l'occupazione perduta.
In questa lunga storia, ci sono molte cose da osservare e nodi intricatissimi da sciogliere. Resta, per esempio, assai controversa la ragione del contrasto che oppone Bancaintesa e Vdc (ramo italiano della multinazionale asiatica Videocon) su modalità e tempi di restituzione del debito, contratto da quest'ultima con l'istituto di credito, che si aggira introno ai 40 milioni di euro. L'ultima volta che c'è stata possibilità di parlarne (lo scorso 7 giugno), in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, la banca guidata da Passera ha attenuato l'iniziale richiesta di un rientro pressoché immediato, riscontrando, però, una controproposta assai lontana dalle attese. Il risultato di oggi è che la banca ha dato avvio alla procedura di escussione delle fideiussioni a garanzia del credito, operata sui mercati azionari asiatici, provocando la scontata opposizione del gruppo indiano che renderà non facilmente determinabili i tempi del recupero.
L'azienda, cui non dovrebbero far difetto le disponibilità finanziarie considerata la vastità e la natura dei suoi business, accusa invece la banca di eccessiva rigidità ma, nello stesso tempo, mette a repentaglio il suo prestigio e il valore degli stabilimenti di Anagni preferendo la strada del concordato preventivo che, per arrivare a buon fine, ha bisogno di un accordo dei creditori sul debito, un po' meno della metà del quale è nelle mani della stessa Banca intesa. Insomma si torna al punto di partenza e alla necessità di un accordo Vdc - banca, a meno che non si voglia arrivare al fallimento, per qualche poco nobile e tuttora sottaciuto motivo.
L'entità della cifra in ballo – ragguardevole ma tutt'altro che ingestibile per il livello dei contendenti - alimenta infatti forti dubbi sulla vera questione del contendere: e su questo, almeno, il governo (non i tecnici del ministero, che si sono prodigati nella mediazione) avrebbe il potere (oltre che il diritto e il dovere) di chiedere chiarezza. Ma una parola decisa in questo senso ancora manca. Un po' strana è anche la sottile e insidiosa iniziativa, che vede tra i suoi attori persino qualche esponente sindacale, per discreditare il gruppo che, superando l'esame dell'advisor pubblico, si è fatto avanti per rilevare lo stabilimento anagnino, accreditando, in opposizione, soluzioni a prima vista più fragili e discutibili dal punto di vista industriale. È un atteggiamento che – avvertono in molti - rischia di compromettere l'unica alternativa positiva ancora praticabile, e cioè l'affitto dell'impresa nel caso che il concordato abbia successo.
Un'ultima notazione va, infine, riservata ad atti e comportamenti dei rappresentanti delle istituzioni, presenti in gran numero al meeting oratorio di martedì. Non sarebbe giusto mettere in dubbio la buona fede di tutti e la sincera volontà di dare una mano per la buona causa degli operai della Vdc; colpisce, però, la clamorosa dichiarazione di impotenza delle istituzioni e della politica locale e regionale che emerge da queste ultime iniziative, se persino chi dovrebbe decidere deve limitarsi a protestare, prestandosi a un impressionante ribaltamento di ruoli e responsabilità.
Tutti presenti e volenterosi, nessuno però con un'idea e, soprattutto, con la forza necessaria per imporre a proprietà aziendale, sistema economico, istituti finanziari, una soluzione che da mesi sembra a portata di mano e che poi, arrivati al momento conclusivo (quante volte è successo?), si allontana di nuovo, in una sorta di inestricabile e micidiale gioco dell'oca. Adesso si torna a Palazzo Chigi, ma il rischio è che la richiesta, alla fine, (al di là delle intenzioni di chi se ne è fatto portavoce) sia una via di fuga per mascherare immobilità e impotenza. L'immobilità e l'impotenza della politica di fronte non solo ai grandi scenari della finanza globale, ma anche alle minori vicissitudini delle sue appendici locali. Se ad Anagni si riuscisse a far saltare il gioco, se le strategie di chi usa i territori e li impoverisce fossero stavolta sconfitte, chissà: potrebbe essere il segnale che qualcosa di positivo può ancora accadere. Non solo per la Vdc.