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PATRIZIO DI NICOLA

Vita digitale
Il registro inutile

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Per difendere i cittadini dalle continue telefonate di società di telemarketing i nostro governo ha inventato il "Registro delle opposizioni". Ma è costoso e non serve a nulla

di Patrizio Di Nicola

Vita digitale Il registro inutile
I registri non mi sono mai piaciuti. Odiavo quello delle presenze a scuola, sul quale venivano anche annotate le note di condotta. Da adulto non ho sopportato il registro delle assemblee societarie, dove veniva annotato di tutto eccetto che le cose davvero importanti. I registri sono inutili nella vita analogica, figurarsi in quella digitale.

Ma i registri piacciono al nostro governo, composto di persone che poco sanno di Ict, che per difendere (come richiesto dall’Unione Europea che aveva aperto una procedura di infrazione contro l’Italia) la privacy dei cittadini dalle continue telefonate delle società di telemarketing ne ha inventato uno ad hoc. Si chiama “Registro delle opposizioni”, nel senso che chi non vuole farsi disturbare deve iscriversi dichiarando la sua volontà di non ricevere telefonate.

Come se qualche italiano fosse felice di ricevere tre telefonate al giorno, spesso per abbonarsi allo stesso gestore del quale si è già clienti. Il bello è che, una volta iscritti al registro, costato agli italiani poco meno di 4 milioni di euro, non cambia quasi nulla: si continuano a ricevere le stesse telefonate, spesso con il numero oscurato, sempre dalle stesse società telefoniche. E ciò in quanto il servizio costa una follia: una media azienda che gestisce un milione di numeri di telefono per stare in regola deve spendere per controllare il registro ben 23.000 euro (+ Iva) ogni quindici giorni: una cifra che la farebbe fallire in sei mesi.

Tanto vale rischiare di essere denunciati dal cittadino, l’improbabile causa costerà senz’altro di meno. Il registro piace molto alle imprese committenti, che continuano a martellare gli utenti con la scusa che il sistema è in fase di rodaggio; è piaciuto all’Unione Europea che, credendo alle promesse del governo, ha ritirato la procedura d’infrazione. E ovviamente piace alla Fondazione Ugo Bordoni, un istituto sottoposto alla vigilanza del ministero dello Sviluppo economico, che ha creato e gestisce il registro e ne incassa i balzelli. La Fub è stata fondata proprio dalle aziende telefoniche che sono le maggiori committenti del telemarketing e che hanno più da perdere dal reale rispetto della privacy dei clienti. Sarà un caso?



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TAGS privacy patrizio di nicola

22/07/2011 11:13

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