Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Melfi e Pomigliano

Fiat: ricorsi, minacce e preoccupazioni

   Print  

Camusso: finita la stagione della esclusione. Airaudo:gli accordi separati sono illegittimi. Due sentenze che ci riportano all'economia reale DI GIOVANNI RISPOLI

di Giovanni Rispoli

Fiat (foto di Tom [luckytom]) (immagini di foto di Tom [luckytom])
Melfi e Torino (su Pomigliano). Due sentenze che dopo la manovra economica, nel pieno della discussione sul debito e l'aut aut dei mercati, ci riportano di nuovo in casa Fiat, all'economia reale, e agli esiti della contesa anche giudiziaria aperta dalla Fiom contro il gruppo guidato da Sergio Marchionne. I metalmeccanici della Cgil contestavano nel primo caso il licenziamento di tre lavoratori Sata, nel secondo gli accordi per la costituzione della newco Fabbrica Italia Pomigliano (Fip) e la condotta antisindacale della Fiat – diretta all'esclusione della Fiom dalla rappresentanza –. Andiamo per ordine, partendo da Melfi.

Qui il giudice ha ritenuto fondato il provvedimento a carico di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli – iscritti alla Fiom, i primi due delegati –, licenziati per sabotaggio nell'estate del 2010. "Una sentenza che sembra scritta da un avvocato di parte – dice senza mezzi termini Giorgio Airaudo, segretario nazionale e responsabile auto della Fiom –. Si assumono gli argomenti di una parte, appunto, dell'azienda, e non si tengono in alcun conto le testimonianze degli operai. Fare ricorso è doveroso. Questi lavoratori sono stati usati dalla Fiat come simbolo di una presunta ingovernabilità della fabbrica. Una ragione in più per non lasciarli soli".

Così come in solitudine non possono rimanere i lavoratori di Pomigliano, e sono tanti, che hanno detto no all'accordo firmato l'estate scorsa, né può essere estromessa dalla fabbrica l'organizzazione sindacale, la Fiom, che contro quell'accordo e il successivo – 29 dicembre 2010 – si è battuta, e a cui proprio su questo tema – l'esclusione dalla rappresentanza – il giudice di Torino ha dato ragione. "Un punto a noi favorevole, il solo della sentenza di cui per ora si possa discutere con sicurezza" riprende Airaudo. "Già, perché subito dopo il giudizio – prosegue –, si è parlato di una decisione salomonica: certo, la Fiom ha ragione, la Fiat ha tenuto un comportamento antisindacale; ma, al contrario di quanto sostiene Corso Trieste, il trasferimento di ramo d'azienda non c'è stato, gli accordi restano quindi legittimi e la Fiom in questo caso ha torto. Bene, su questo secondo punto aspetterei di leggere il dispositivo finale".

Perché?, chiediamo. "Perché respingere la richiesta Fiom di illegittimità non significa che quegli accordi siano legittimi. Può darsi che il giudice, ed è solo una tra le considerazioni possibili, abbia voluto semplicemente dire che non era la Fiom il soggetto deputato a fare ricorso. Ma questo, ripeto, non significa che gli accordi siano legittimi. Fra sessanta giorni avremo le motivazioni della sentenza; per ora siamo nel campo delle interpretazioni. Convinti ci sia stato trasferimento di ramo d'azienda e quindi con gli accordi separati una lesione dei diritti acquisiti, promuoveremo comunque ricorsi individuali dei lavoratori". 

Nessun dubbio, invece, sul comportamento antisindacale della Fiat: "L'azienda è condannata a rimuoverne le cause, quindi a riammettere i delegati Fiom nella rappresentanza della newco di Pomigliano. Delegati che, si badi, non sono vincolati dall'accordo separato: sono liberi". "È un risultato importante – prosegue il nostro interlocutore –. Bisogna sempre ricordare che a Pomigliano, a dire no all'accordo, fu il 36 per cento dei lavoratori: un dato che, andando ben oltre il 22 per cento della Fiom, aveva lasciato interdetta la Fiat. Questo dissenso andava espunto, ora il tribunale sancisce il contrario. Bocciando in tal modo un modello imperniato sulle sanzioni e il principio maggioritario. Adesso resta aperto un tema: se il contratto aziendale possa sostituire il contratto nazionale, se dal modello confederale si dovrà passare a quello aziendalistico: un tema tutto politico e che non è ancora risolto. Ma gli accordi separati non consentono di escludere né il sindacato né i lavoratori che dissentono".

Un punto, questo del tentativo di estromettere la Fiom, su cui – ribadendo comunque la bontà dell'accordo interconfederale del 28 giugno, così come la necessità in Fiat, oggi, di sedersi a un tavolo e discutere –, si è espressa con chiarezza anche Susanna Camusso: "La sentenza afferma che non si può escludere un sindacato – ha spiegato alla Stampa –. E quindi chiude la stagione degli accordi tesi ad escludere qualcuno". Non ha senso, ora, minacciare di sospendere gli investimenti: "Fiat dovrebbe rispettare le regole di questo paese. Dovrebbe raccontarci finalmente il suo famoso piano, e poi attuarlo. Ogni volta chiede un'altra cosa, non è mai contenta, non gli basta mai".

"La Fiat non può tenere in ostaggio il paese – conclude Airaudo –. Si parla di un piano, Fabbrica Italia, che non ci è stato mai spiegato per davvero. Venti miliardi di cui per ora solo in minima parte conosciamo la destinazione reale. Inevitabile, con un governo del tutto assente. Bisognerebbe tornare a discutere con serietà. La Fiat deve smetterla di nascondersi dietro i lavoratori, di utilizzare le loro ansie, le loro paure, per imporre la sua agenda al paese". Intanto sono partiti gli scioperi per il conguaglio del premio di risultato.



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS fiat pomigliano fiat sata fiat melfi

20/07/2011 19:31

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


Alcune immagini

Fiat (foto di Tom [luckytom])

Tsunami democratico

articolo di Gaspare.Serra

Libera corruzione in libero stato

articolo di alfadixit

Crisi: il fondo del fondo

articolo di idelbo

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it