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La Camera approva la manovra, i tagli sono legge

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Via libera con 314 sì, 280 no e 2 astenuti. Napolitano la promulga: "Grande prova di coesione". Cala la scure sulle fasce deboli. Opposizione: "Ora basta responsabilità, governo a casa". Tutti in rivolta, dagli studenti ai cattolici fino alle Regioni

di rassegna.it

La Camera approva la manovra, i tagli sono legge
La Camera approva la manovra economica 2011-2014 in via definitiva. Oggi (15 luglio) arriva il sì dell'aula di Montecitorio con 314 voti a favore, 280 contrari e due astenuti. Dopo l'altalena delle Borse e lo spettro di default sull'Italia, l'opposizione agevola il passaggio del maxiemendamento in tempi brevi, ma avverte: è l'ultima volta che "per senso di responsabilità" collabora con la maggioranza.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, promulga subito la legge: "Si è trattato di una prova straordinaria di consapevolezza e di coesione nazionale - dichiara -, che rafforza la fiducia nell'Italia delle istituzioni europee e dei mercati".

Nel pomeriggio Motecitorio ha votato anche la fiducia. Questi i numeri della consultazione: presenti 602, votanti 600, hanno votato a favore 316 e contro 284.

All'interno della manovra, arrivano dunque i tagli su tutte le agevolazioni fiscali: famiglie, studenti, asili, sanità. Il provvedimento ricade sulle fasce più deboli: secondo i calcoli del sindacato, i lavoratori perderanno fino a 1.800 euro annui.

Negli ultimi giorni Berlusconi non ha parlato "per senso di responsabilità". E' quanto sostiene il presidente del Consiglio, in una nota diffusa dopo l'ok alla manovra. Non è vero che il governo è immobile, a suo avviso, perchè "la manovra è stata approvata in due settimane". Il presidente della Lega, Umberto Bossi, si è limitato a dire che "il governo va avanti".

Ma la scure dalla maggioranza non piace a nessuno. Anche se i partiti di opposizione hanno accolto la richiesta di coesione avanzata da Napolitano, la protesta resta generalizzata e trasversale. Dopo la manovra al paese "serve una svolta", se il Pd fosse "protagonista" cambierebbe il dl che "colpisce i ceti medi e bassi, sega le autonomie locali, non mette niente sul tema della crescita e non disturba in modo significativo chi ha di più". Lo afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Subito dopo la manovra "Berlusconi deve andare a casa. Ha preso una strada sbagliata e siamo all'ultimo tornante".

Prima dell'approvazione, Bersani si è rivolto ai banchi del governo e ha spiegato: "Nei vostri confronti la nostra responsabilità si ferma qui. Noi adesso la nostra responsabilità ce la prendiamo nei confronti degli italiani e diciamo subito che siamo radicalmente contro". Poi è tornato a chiedere le elezioni al più presto possibile.

E' l'ultima volta che le opposizioni accettano di sveltire i tempi di approvazione di una manovra. Lo ha detto, intervenendo alla Camera e rivolgendosi a Napolitano, il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. Con il caso Romano (il ministro dell'Agricoltura indagato per mafia, ndr), l'Italia "è lo zimbello d'Europa" a causa dei "comportamenti criminogeni del governo", ha aggiunto.

Anche nel mondo delle associazioni e del sociale monta la contestazione. Il governo "non risparmia nessuno, neppure gli studenti: all'interno del pacchetto votato ieri sono previsti infatti i tagli a centinaia di agevolazioni fiscali tra cui quelli per i contratti di locazione specifica per gli universitari cosi come per le spese per istruzione (tasse e contributi), mentre vengono finanziate per 25 milioni di euro le università private". Lo denuncia la Rete della conoscenza, il network promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento universitario.

E le Regioni iniziano a reagire contro i tagli che le colpiscono. Per esempio, l'Emilia Romagna congela la misura sull'introduzione dei ticket sanitari. "Una scelta sbagliata e ingiusta. E in attesa di decisioni da parte della giunta regionale, lunedì prossimo in Emilia Romagna non scatteranno i nuovi ticket sanitari previsti dalla manovra del governo". E' l'annuncio dell'assessore regionale alle politiche per la salute Carlo Lusenti. La Regione studierà strade alternative per attenuare il peso della manovra su persone e famiglie.

Cresce il malumore nel mondo cattolico per la manovra del governo. La famiglia "deve poter essere difesa e tutelata perchè è la base della società civile". Lo ha dichiarato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. Per poter difendere la famiglia, ha aggiunto, "è necessario difendere il lavoro perchè se non c'è lavoro o se questo è precario è impossibile formarsi una famiglia. Penso in questo senso ai giovani".

Dallo stesso ambiente più esplicito Edoardo Patriarca, segretario delle Settimane sociali della Cei, che dichiara: "La scelta di essere così pesanti con le famiglie è improvvida, da incoscienti. Se si torna a parlare di sviluppo, come si dovrà fare, e di crescita, uno dei soggetti al centro della ripresa sono le famiglie".

"L'unico risultato di una manovra fatta di tagli al welfare, ticket sanitari, attacchi alle pensioni, aumento delle tasse dirette e indirette delle famiglie, in particolar modo di lavoratori e pensionati, che non sostiene l’occupazione e che è contro la crescita, sarà quello di aumentare le diseguaglianze sociali già enormi in un paese con otto milioni di poveri. E' una manovra contro tutto il mondo del lavoro che non riuscirà neppure a risolvere il problema del debito". Questo il giudizio espresso da Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil.

"Sfruttando l'onda lunga dell'emergenza debito - a suo giudizio -, il governo è riuscito così a far passare tutti i provvedimenti che colpiscono i lavoratori, i pensionati e in particolare tutto il settore pubblico. Si riducono gli investimenti e si rinuncia a qualunque stimolo della domanda, manca qualunque elemento di riforma strutturale del sistema-paese".

Anche i pensionati sono nel mirino: "Si riduce il potere d’acquisto delle pensioni e, con una sorta ormai di accanimento, il salario dei lavoratori pubblici senza chiedere alcun contributo ai redditi alti e alle grandi ricchezze".

Contro questa manovra la Cgil continua la mobilitazione. "Per noi – conclude Barbi - la partita non è chiusa dal voto di fiducia. Siccome l’impatto della manovra darà il peggio di sé negli anni 2013 – 2014, lanceremo la nostra mobilitazione da settembre con il chiaro obiettivo di cambiare la manovra, a partire dalle nostre controproposte".



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TAGS bossi pd di pietro opposizine manovra bersani lavoratori berlusconi pensionati cgil studenti tagli governo cattolici

15/07/2011 18:49

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Come al solito una manovra che avrebbe potuto scrivere uno studente liceale del II anno e Tremonti farebbe bene a non vantarsi tanto. Tagli a casaccio che penalizzano soprattutto i lavoratori, i professionisti che pagano le tasse e che non possono dare all'erario più del 50% delle loro entrate e che quindi sono SPRONATI all'evasione. Aumento della pressione fiscale e BERLUSCONI farebbe bene a chiedere perdono della promessa di non mettere le mani nelle tasche degli italiani.

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