Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Conti pubblici

Manovra: alla Camera l'ultimo atto

   Print  

Iniziata alle 10 la discussione generale sul decreto legge che porterà intorno alle 18 al voto definitivo sulla fiducia. Berlusconi continua a tacere, Bersani: "Lunedì governo vada a casa". Critiche anche da destra: Libero e il Giornale contro la "casta"

di rassegna.it

Manovra: l'ultimo atto - foto di Attilio Cristini (immagini di foto di Attilio Cristini)
Ultimo atto per la manovra. E' iniziata alle 10 circa alla Camera la discussione generale sul decreto legge. Il testo è stato approvato ieri in serata dalla commissione Bilancio di Montecitorio senza modifiche rispetto al testo trasmesso dal Senato. Non sono stati presentati emendamenti né ordini del giorno. Al termine del dibattito è previsto il voto sulla fiducia che il governo ha già annunciato di voler porre: le dichiarazioni di voto e il voto di terranno a partire dalle 14,30. In assenza di ordini del giorno, le dichiarazioni di voto finali e il voto definitivo sono previste per le 18 circa.

"Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare, una manovra italiana non è stata mai approvata in tre giorni", afferma il ministro dell'Economia Giulio Tremonti in un'intervista al Wall Street Journal in cui rilancia l'idea degli Eurobond, che "sono nello spirito del maggio" del 2010, quando l'Europa corse in soccorso della Grecia.

Anche se Berlusconi continua a tacere, le polemiche in Italia non si placano. Dopo la manovra al paese "serve una svolta" e il Pd, se si trovasse protagonista cambierebbe "l'asse" del Dl che "colpisce i ceti medi e bassi, sega le autonomie locali non mette niente sul tema della crescita e non disturba in modo significativo chi ha di più", dice il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, a Repubblica. "Il giorno dopo" l'ok alla manovra "Berlusconi deve andare a casa. Ha preso una strada sbagliata e siamo all'ultimo tornante". Per questo "bisogna andare alle elezioni con nuovi protagonisti, nuovi programmi, nuove ricette nel rispetto del saldo di bilancio" o almeno passare per un governo tecnico, "non mi sottraggo all'ipotesi subordinata di un passaggio di transizione che renda possibile allestire una nuova legge elettorale ed imbastire le riforme".

Anche il giudizio dell'Udc "resta profondamente negativo". Lo dice, in una intervista a Il Sole 24Ore, Pier Ferdinando Casini, secondo il quale "la correzione dei conti è stata improvvisata, ma soprattutto si è tagliato dove era più facile: si è scelto ancora una volta il taglio lineare, che applicato alle agevolazioni fiscali non potrà che produrre un effetto pesantemente regressivo".

Critiche, però, arrivano pure da destra. "Il via libera alla manovra è necessario, sacrosanto il richiamo del Presidente Napolitano a velocizzare i tempi ma per le Regioni, specie quelle del Sud, l'impatto diventa ormai non più sostenibile. A meno di non ridurre o eliminare i livelli essenziali delle prestazioni". E' quanto afferma il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, in un'intervista al Mattino, nella quale dichiara che con i tagli previsti dalla manovra economica "bisognerà continuare ad intervenire sui servizi, sulla sanità, sul welfare, sui trasporti pubblici".

Sulla manovra ha da ridire anche la stampa vicina al presidente del Consiglio. Libero e Giornale si dicono contro "la casta" che non si riduce, anzi si aumenta, paga e privilegi. I due quotidiani di area centrodestra attaccano la manovra laddove rinvia alla prossima legislatura il taglio dei costi della politica, quando gli stipendi di politici, Corte costituzionale, magistratura, alti funzionari statali, Cnel, autorità indipendenti, amministratori locali e delle agenzie non potranno superare la media degli analoghi trattamenti previsti negli altri Stati dell'area euro.

E il finanziamento ai partiti politici vedrà un ulteriore calo del 10 per cento. Per Libero in realtà non ci sarà una riduzione, ma nella sostanza un aumento. Il quotidiano cita il parere alla manovra dato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, "una trappola scattata fra la sera del 12 e la notte del 13 luglio", parere - si legge nell'articolo - "vincolato ad alcune osservazioni" dove si dice che l'adeguamento alla media Ue si potrà fare ma in rapporto alla "consistenza demografica dei diversi Paesi".

"Il rinvio ai tagli sui costi della politica - scrive il direttore Maurizio Belpietro nel suo editorale - una mossa che suscita irritazione, indipendentemente dalle giustificazioni di natura costituzionale". "Delusione" quindi, anche perché "la manovra le tasse le aumenta". Il Giornale critica invece i consiglieri regionali e in particolare "una trentina" - pugliesi - che, scrive il quotidiano, avrebbero presentato una petizione bipartisan chiedendo "di riavere una parte della loro indennità (il 10 per cento) decurtata nel 2006".



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS camera manovra

15/07/2011 10:42

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


Alcune immagini

Manovra: l'ultimo atto - foto di Attilio Cristini

Tsunami democratico

articolo di Gaspare.Serra

Libera corruzione in libero stato

articolo di alfadixit

Crisi: il fondo del fondo

articolo di idelbo

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it