Il Paese rischia l'insolvenza se entro il 2 agosto il Congresso non troverà un accordo sull'aumento del tetto del debito. L'attuale limite di 14,3 mld di dollari è stato infatti già superato. Ma i Repubblicani non vogliono sentir parlare di tasse
Una squadra ristretta di funzionari del Tesoro Usa è al lavoro per predisporre una serie di misure di emergenza da adottare per evitare il default dell'amministrazione statunitense sul debito pubblico. L'insolvenza, riferisce l'agenzia Agi,
scatterebbe infatti il 2 agosto, se il Congresso non dovesse raggiungere un accordo sull'aumento del tetto del debito.
E questa possibilità è concreta, viste le divisioni che attraversano i parlamentari americani. Il vero problema, come spiega l'agenzia TMNews, sono le tasse.
I repubblicani, spinti dal successo del movimento antifisco del Tea Party, non sono disposti a vedere aumentare le tasse mentre i democratici insistono che non si può trovare l'accordo senza aumentare le entrate.
E allora, se il Congresso non dovesse raggiungere un accordo, sono tre le ipotesi in campo: la prima è che l'amministrazione rinvii alcuni pagamenti. La seconda è che il presidente si appelli a un articolo della Costituzione (14esimo emendamento) per
ignorare il Congresso e continuare ad emettere debito oltre il tetto consentito. La terza opzione prevede l'autorizzazione all'amministrazione di considerare alcuni pagamenti in via prioritaria.
Ogni mese il governo Usa si finanzia sui mercati per 125 miliardi di dollari.
Attualmente il tetto di 14.300 miliardi di dollari di debito è stato superato e il governo ha ancora liquidità disponibile fino al 2 agosto, dopo di che non è più in grado di rimborsare il debito in scadenza ed ha le mani legate su nuove emissioni di debito. Intanto, il deficit Usa viaggia al 10% del pil e la crescita si è già rallentata, malgrado la Fed abbia messo in campo tutte le misure possibili per sostenere la ripresa.