L'allarme nel rapporto Censis-Unipol sul futuro in Italia. Molti lavoratori dipendenti che andranno in pensione nel 2050 prenderanno meno del loro primo stipendio. Ma la consapevolezza è scarsa e la previdenza integrativa non decolla
Il 42 per cento dei dipendenti tra i 25 e i 34 anni andrà in pensione nel 2050 con meno di mille euro al mese, di fatto con un assegno inferiore al salario che hanno all'inizio della carriera. E la previsione riguarda solo i più fortunati, cioè i quattro milioni con contratti regolari. Ma gli strumenti integrativi non decollano: servono più consapevolezza e più incentivi. È quanto emerge dal progetto "Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali" di Censis e Unipol. Il dossier presentato oggi a Roma lancia l'allarme sulla questione previdenziale nel prossimo futuro. "Gli italiani - si legge - non sembrano percepire il reale impatto che le trasformazioni demografiche avranno sulla qualità della loro vita".
Inoltre, il rapporto Censis e Unipol, evidenzia che l'Italia è uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo: "Nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno". Quindi, "il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità".
Per Censis e Unipol "se le riforme delle pensioni degli anni '90 hanno garantito la sostenibilità finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future". Infatti, spiega l'indagine, "a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell'ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)".
A fronte di questa situazione, però, la consapevolezza sulle difficoltà che potrebbero sorgere in futuro è bassa. Il valore dell’assegno pensionistico futuro preoccupa solo il 12% degli intervistati. Ma non c’è un’idea chiara di quanto ammonterà la propria pensione: quasi il 70% non sa a quanto corrisponderà rispetto all’ultimo stipendio percepito. Nell’immaginare il portafoglio finanziario futuro della famiglia, una volta in pensione, il 93,5% cita la risorsa della pensione pubblica, cui si accompagnano i risparmi (36,2%), l’eredità (18%) e il reddito da lavoro protratto dopo l’età pensionabile (11,9%).
Risorse come gli investimenti finanziari, l’assicurazione privata e la previdenza integrativa vengono indicate ciascuna dal 10% circa. In definitiva, per sostenersi il 35,6% delle famiglie potrà contare esclusivamente sulla pensione pubblica, mentre solo il 27,5% include nella propria strategia previdenziale anche forme di integrazione (fondi pensione, polizze private, rendite da investimenti).
Dunque, gli strumenti integrativi sono ancora poco presenti nel portafoglio delle famiglie italiane. Il dato più alto si registra a proposito della polizza pensionistica integrativa (ce l’ha già il 9,1%): l’intenzione di attivarne una in futuro è espressa solo dal 6,3%, mentre la maggioranza manifesta disinteresse (74,7%) o la non conoscenza di questo strumento (9,9%). L’80% non intende aderire a un fondo pensione di categoria e il 13,7% non sa nemmeno cosa sia. Il 78,4% non vuole stipulare un’assicurazione sanitaria privata e il 14,4% non la conosce. Il 78,5% non intende accendere un’assicurazione per la non autosufficienza e il 19,7% ne ignora l’esistenza.