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Il maxi processo

Eternit, chiesti 20 anni di carcere per Schmidheiny

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Circa 3mila persone tra morti e ammalati, di cui oltre il 70% a Casale Monferrato. La requisitoria del pm di Torino Raffaele Guariniello: "Immane distastro". L'associazione dei familiari della vittime applaude. Sentenza dopo l'estate

di rassegna.it

Eternit, chiesti 20 anni di carcere per Schmidheiny
Il pubblico ministero di Torino Raffaele Guariniello ha chiesto la condanna a 20 anni per Stephan Schmidheiny, miliardario svizzero di 64 anni, e Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, barone belga di 89 anni, i massimi dirigenti della multinazionale dell'amianto Eternit, nella cinquantesima udienza del maxi processo per migliaia di morti in corso a Torino. Le accuse contestate sono disastro ambientale doloso (per l'inquinamento e la dispersione delle fibre-killer) e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro.  L'accusa ha chiesto anche tre pene accessorie: l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, l'incapacità di trattare con la pubblica amministrazione per tre anni e l'interdizione temporanea dalla direzione di imprese per dieci anni.

Immediato il commento dell'Afeva (l'associazione familari delle vittime) in una nota firmata anche da Cgil, Cisl e Uil di Torino e da Bruno Pesce, coordinatore vertenza Amianto: "Le vittime individuate dalla straordinaria indagine della Procura di Torino sono circa 3mila, tra lavoratori e cittadini deceduti o ammalati, di cui oltre il 70% di Casale Monferrato, sede di uno stabilimento Eternit (più grande) oggetto di questo processo con gli stabilimenti di Cavagnolo (To), Rubiera (Re) e Napoli.  Purtroppo altre centinaia di vittime si sono aggiunte in questi ultimi anni. Le patologie da amianto che hanno colpito e ancora stanno colpendo le ex lavoratrici e lavoratori e le popolazioni sono mesotelioma (tumore maligno alla pleura o peritoneo), carcinoma polmonare e asbestosi".

Prosegue la nota: "Questo 'immane disastro', come definito dal procuratore Guariniello e ampiamente documentato nel corso del processo, è dovuto da una condotta dolosa degli imputati fin dall’inizio dei loro ruoli di responsabilità, assolutamente voluta e attuata in modo sistematico e agghiacciante: non solo sapevano di sottoporre a rischio gravissimo i lavoratori e i cittadini, ma intervenivano in modo pianificato per negare i rischi e per difendere e garantire la continuità dell’uso di un materiale così altamente nocivo e cancerogeno come è l’amianto".

"Siamo certi - si chiude il comunicato - che la conclusione di questo processo (nel prossimo autunno) sarà un momento storico e alto per riflettere sulla qualità dello sviluppo economico-industriale e per la giustizia del nostro paese e non solo, atteso da trent’anni e da tutti noi e da coloro che ancora devono lottare nei tre quarti del pianeta dove l’amianto continua a essere estratto o utilizzato, prenotando ulteriori centinaia di migliaia di malattie e di morti di lavoratori e popolazioni, perlopiù ignare e ancora ingannate in modo criminale".



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TAGS eternit

04/07/2011 15:08

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1
Michiedo se tutto questo si poteva evitare! C'è da augurarsi che non accadano più di questi tragici episodi e che serva di lezione a quelli che non sono stati capaci di rispettare la vita altrui!

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