Sulla stampa giudizi e interpretazioni. Camusso: si apre una fase nuova, ricominciamo dalle cose che ci uniscono. Marcegaglia: un segnale per l'intero paese. Ma per Landini è un arretramento. Bonanni: Non serve più la legge sulla rappresentanza
L'accordo unitario sui contratti e la rappresentanza sindacale (
qui il testo) arrivato tra da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil
nella serata di martedì 28 giugno continua a far discutere. Sugli organi di stampa si susseguono numerosissimi commenti e interpretazioni. Ecco le parole dei protagonisti.
Camusso. "L'ipotesi di accordo con Confindustria supera la stagione degli accordi separati.
Si è aperta un'importante fase nuova, possiamo riavviare il percorso partendo dalle cose che ci uniscono", dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, al Sole 24 Ore. "Siamo ripartiti dalle regole su come esercitare la democrazia sindacale - spiega - rispettando l'equilibrio tra organismi dirigenti e lavoratori, stabilendo che in caso di divisioni invece di procedere ciascuno per conto suo, bisogna coinvolgere i lavoratori". "Sul problema della validità erga omnes dei contratti - sottolinea - un contributo concreto lo abbiamo dato con l'accordo, definendo la certificazione delle rappresentanze, dando così una lettura dell'articolo 39 della Costituzione. Penso comunque che servirebbe una definizione erga omnes per via legislativa, come è accaduto nel pubblico impiego. Quanto alla Fiat - prosegue -, l'accordo non risolve i problemi, non prevede la retroattività e afferma il ruolo del contratto nazionale che stabilisce cosa può essere definito al secondo livello. Peraltro, nella fase transitoria, non si possono fare intese modificative separate".
Landini. L'accordo è negativo per Maurizio Landini. "Il giudizio non può che essere negativo e rappresenta un arretramento, un cedimento della Cgil su almeno due punti fondamentali" dice il segretario della Fiom in un'intervista al Manifesto, precisando che i due nodi sono l'assenza dell'obbligatorietà del voto dei lavoratori e l'apertura "alla possibilità di deroga al contratto nazionale". "Vorrei far notare - prosegue - che anche l'aspetto positivo che riguarda la certificazione delle organizzazioni sindacali non è sufficiente di per sé a garantire un percorso contrattuale democratico, perché non esclude la possibilità di stipulare accordi separati. L'unica garanzia a questo fine è il voto delle lavoratrici e dei lavoratori. La Cgil avrebbe dovuto considerarlo discriminante, anche raccogliendo la domanda di democrazia che rimbomba nelle strade, nelle piazze e nelle urne". E poi, si chiede Landini,
"ti pare che si possa accettare un divieto di sciopero nascosto dietro il termine 'tregua'?". Il leader dei metalmeccanici della Cgil boccia anche la richiesta al governo di incrementare le azioni finalizzate a ridurre tasse e contributi intervenendo sul livello contrattuale aziendale: "In un Paese in cui l'80% dei lavoratori è in aziende con meno di 50 dipendenti, quale redistribuzione della ricchezza garantirebbe un intervento riguardante una piccola minoranza?". La proposta che la Fiom avanzerà alla Cgil è di coinvolgere tutti i lavoratori "chiedendo loro un giudizio sul testo che a noi non piace".
Marcegaglia. "Ci siamo detti tutti: il paese è in grossa difficoltà cerchiamo di dare per primi un segnale". Così il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia in un'intervista al Corriere della Sera ha commentato l'intesa. "Con i leader sindacali ci siamo detti: okay, troviamo un modo per assumerci le responsabilità - afferma Marcegaglia - di far fare un passo avanti al paese, di dare un segnale anche alla politica. Incontriamoci sui punti che abbiamo in comune".
L'intesa confederale "vincola" le categorie, precisa. "Non impegna solo chi firma, vedi i Cobas - osserva- Ma la Cgil ha firmato e la Fiom fa parte della Cgil, dunque.. detto questo è vero che un intervento legislativo potrebbe essere utile. Noi però preferiamo l'accordo tra le parti". Per Marcegaglia la stagione degli "strappi" è finita. Quanto all'ad di Fiat Sergio Marchionne "non c'è dubbio sul ruolo che ha avuto". Ora, conclude, "si apre un'ulteriore stagione di innovazione che porteremo avanti tutti insieme".
Sacconi. Al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi interessano invece le ricadute sulla vicenda Fiat. "
È evidente che il caso andrà risolto. Vedremo come" dice Sacconi in un'intervista a Repubblica. Alla luce dell'accordo unitario, il ministro ritiene che "sarebbe assurdo che trovata un'intesa unitaria sulle regole, permanesse una situazione di conflitto a Pomigliano e Mirafiori da cui è nato lo stesso accordo tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil". Il ministro nega di aver chiesto alle parti di introdurre la retroattività dell'intesa per risolvere i problemi della Fiat: "Non è vero per la semplice ragione che è stato un negoziato diretto tra le parti la cui autonomia ho doverosamente rispettato. Tuttavia- aggiunge- l'intesa pur non avendo efficacia retroattiva produce un'oggettiva e sostanziale sanatoria politico-sindacale dei contratti di Pomigliano e Mirafiori che domani mattina, con le nuove regole, sarebbero comunque possibili e non richiederebbero nemmeno il referendum perché approvati dalla maggioranza delle Rsu. Se si guarda alla sostanza- conclude Sacconi- il permanere di un conflitto giudiziario e sindacale sarebbe assurdo".
Bonanni. Per il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni la legge non serve. "
Non è necessaria una legge sulla rappresentanza a supporto dell'intesa unitaria tra Confindustria e sindacati", sostiene il segretario della Cisl secondo cui "l'accordo ha maggiore forza della legge, perché impegna tutti i protagonisti della vita sociale e ciò di fatto dà una validità erga omnes all'intesa". "Come nell'ambito civilistico - spiega Bonanni in un'intervista al Sole-24Ore - nell'accordo abbiamo sancito l'obbligo che deriva dall'aver sottoscritto un contratto per i due soggetti contraenti. Con Cgil, Uil e Confindustria abbiamo definito le regole per stabilire chi può fare gli accordi e chi no, individuando il criterio per misurare chi è veramente rappresentativo. Abbiamo indicato - aggiunge - il principio della maggioranza dei consensi, affinché gli accordi siano validi e vincolanti per tutti. Sono le elementari regole di democrazia". "L'accordo interconfederale del 1993 - conclude il leader della Cisl - fin qui ha dimostrato un'efficacia e una longevità superiore a tante leggi che riguardano le materie sociali. Ripeto: gli accordi tra le parti danno le migliori garanzie, perché i soggetti contraenti sono in grado di costituire patti più chiari e solidi delle stesse leggi".