L'accordo raggiunto da sindacati e Confindustria è un risultato storico e premia tutti coloro che si sono mobilitati contro gli accordi separati e contro un governo che ha fatto di tutto per isolare la Cgil DI PAOLO SERVENTI LONGHI
Susanna Camusso ce l'ha fatta:
l'accordo unitario sulle nuove relazioni sindacali, sulle regole della democrazia e sulle forme e la verifica della rappresentanza, è una realtà. Certo, il Direttivo della confederazione dovrà sancire con il voto, nella riunione già fissata per lunedì 11 e martedì 12 luglio prossimi, lo storico risultato conseguito: avere aggiornato ed adeguato ai tempi e alle condizioni di oggi l'intesa del luglio (un mese chiave per le relazioni sindacali) del 1993.
Intanto,
già in queste ore la segreteria e i segretari generali di categoria stanno esaminando il testo siglato e che dovrà poi essere ratificato con la firma. Non si tratta del successo soltanto della leader, peraltro da pochi mesi, della Cgil. E' il risultato del lavoro dell'intera segreteria, delle categorie, delle strutture territoriali, delle Rsu e delle Rsa, di tutti gli iscritti, potremmo dire di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Quelli che si sono mobilitati contro gli accordi separati, contro i tentativi di dividere il sindacato, contro un governo (in specie il ministro del Lavoro) che ha fatto di tutto per emarginare la Cgil.
Se oggi possiamo dire che l'accordo separato del 2009 è superato, che si è tornati allo spirito, ed anche per certi versi alla lettera, del protocollo del 2008, lo si deve alla tenacia e alla determinazione di una
confederazione che non si è mai rassegnata all'idea che bisognasse ridurre le libertà e i diritti democratici, che occorressero strumenti per bloccare la contrattazione, e mettere in discussione la centralità dei contratti nazionali e lo sviluppo di quelli di secondo livello. Tutto ciò non è passato.
E' vero, come ha detto Bonanni, questo non è un accordo per ricostruire l'unità perduta del sindacato, perchè il valore dell'intesa va ben oltre e riguarda la tutela dell'insieme dei lavoratori e del sistema produttivo. Ma la sigla congiunta di un accordo così importante da parte di Cgil, Cisl e Uil può costituire il
punto di partenza per riprendere la consuetudine della consultazione, dell'azione comune, del dialogo su tutte le materie aperte.
Vi saranno ancora dissensi? E' assai probabile, ma
una porta deve ritenersi chiusa: quella del rifiuto ideologico a tener conto delle opinioni diverse. D'altra parte le tre confederazioni non possono permettersi di perdere tempo: la manovra economica di un governo debole rischia di mettere in ginocchio il paese; la crisi economica continua a produrre sfracelli, con aziende che chiudono e migliaia di lavoratori che restano a casa, con milioni di giovani che non trovano occupazione.
Che Tremonti si sia complimentato con le parti sociali può far piacere, ma farebbe un favore a tutti se cambiasse radicalmente la manovra di cui si parla e che punirebbe soprattutto i lavoratori e i pensionati.
Sulle pensioni, la riforma fiscale, il blocco dei contratti e delle assunzioni nel pubblico impiego e sulle altre inique misure si deve pronunciare il sindacato nel suo complesso. E si deve pronunciare il mondo dell'impresa che ha saputo tornare sulla strada del dialogo con Cgil, Cisl e Uil e proporre soluzioni diverse da quelle che alcuni suoi adepti, Marchionne per primo, hanno imposto con ostinazione per mortificare una parte del sindacato.
Adesso occorrerà rimboccarsi le maniche, aggiustare tecnicamente l'intesa laddove questo risulti opportuno, spiegarla ai cittadini, discutere con chi nel sindacato non è d'accordo e ha manifestato dissenso, respingere i tentativi di stravolgerne o annacquarne il senso. Non sarà facile, ma oggi è già un altro giorno.