Il confronto con Confindustria, Cisl e Uil su rappresentanza e contrattazione è il passaggio fondamentale per le relazioni sindacali e sociali italiane. Se le imprese fanno un passo indietro, la Cgil può firmare l'accordo DI PAOLO SERVENTI LONGHI
Viviamo un momento molto importante e delicato nella vita, potremmo dire nella storia, della Cgil. Si attende di ora in ora l’inizio del
confronto decisivo con Confindustria, Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione e delle regole della rappresentanza sindacale. Un passaggio decisivo per il futuro non solo del sindacato italiano ma anche per l’intero sistema di relazioni sociali ed anche politico-istituzionali.
La questione è:
se l’organizzazione degli imprenditori fa un passo indietro rispetto all’accordo separato del 2009, si recupera lo spirito degli accordi interconfederali unitariamente sottoscritti, si difende la centralità dei contratti nazionali e il valore di quelli di secondo livello, si garantisce l’effettiva misurazione della rappresentatività dei sindacati e si attivano strumenti efficaci per il rispetto della volontà dei lavoratori.
Se tutto ciò sarà nel testo di un accordo,
la Cgil lo firmerà? L’opinione prevalente nel Direttivo di lunedì è apparsa
favorevole, nonostante che, almeno temporalmente, il confronto su democrazia e rappresentanza avvenga parallelamente alle decisioni governative sulla manovra economica. Non crediamo che una intesa al tavolo confindustriale possa essere condizionata da eventuali dissensi sulla manovra; si tratta di due grandi questioni nazionali che non possono e non debbono intrecciarsi.
Anzi, è proprio di fronte all’ipotizzata operazione di macelleria sociale che la costruzione di regole condivise appare non solo necessaria, ma indispensabile. La
Cgil pensa al futuro del sindacato, al recupero del proprio ruolo e all’unità con Cisl e Uil, un bene purtroppo disperso negli ultimi anni. Ma soprattutto al rapporto con i lavoratori, nei luoghi di lavoro, che hanno diritto al rinnovo dei contratti e degli accordi aziendali. Toccherà poi al
Direttivo della Cgil dell’11 e 12 luglio pronunciarsi definitivamente sui testi.
Difficile fare previsioni, anche perché in queste ore alcuni soggetti estranei alla trattativa si stanno adoperando per cambiare le carte in tavola e far saltare tutto. Ci riusciranno Sacconi e Marchionne? Vedremo.