Gli addetti dello stabilimento di Torino chiedono un incontro al Capo dello Stato: "Il 30 giugno scadono gli ammortizzatori. Vogliamo una ricollocazione sicura e dignitosa, ma veniamo discriminati perchè ci siamo costituiti parte civile contro l'azienda"
I lavoratori della
ThyssenKrupp di Torino si rivolgono al
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "per porre fine a questa ingiustizia". E' quanto si legge nella lettera che oggi (24 giugno) gli addetti delle acciaierie hanno recapitato al Colle.
Il testo è firmato dai lavoratori in cig della Thyssen, che in gran parte si sono
costituiti parte civile nel processo contro la multinazionale tedesca per il rogo del 6 dicembre 2007 in cui morirono 7 operai. Prima di tutto, ricordano che il
30 giugno "scadranno gli ammortizzatori sociali e verremo posti in mobilità, vera e propria anticamera della disoccupazione".
L'obiettivo principale, dopo la fine degli ammortizzatori, resta "una
ricollocazione sicura e dignitosa per tutti i lavoratori, senza discriminazione alcuna. Lavoro a noi di fatto negato - specificano - perché abbiamo lottato per affermare un diritto che riguarda tutti i cittadini: un lavoro sicuro e dignitoso per ciascun individuo".
"Da tre anni ormai - scrivono i lavoratori -
veniamo discriminati e non ricollocati, come è invece avvenuto per altri nostri ex colleghi non costituitisi parte civile ricollocati in aziende pubbliche e private del torinese. Gli enti locali - inoltre -, costituitisi al fianco degli operai, hanno tutti ottenuto cospicui risarcimenti: ora, per far fede alle dichiarazioni fatte durante le campagne elettorali, li devono utilizzare per far diventare Torino la 'capitale del lavoro' e, aggiungiamo noi, lavoro utile e dignitoso per tutti".
Quindi la richiesta a Napolitano. "Ci rivolgiamo a Lei quale massima carica della Repubblica italiana e massimo garante del rispetto della Costituzione in Italia - concludono -
ci terremmo ad incontrarla al più presto per metterla al corrente di persona sulla nostra precaria situazione e avvalerci del prestigio e del credito di cui gode per porre fine a questa ingiustizia".