Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Intervista

Un calcio da rifondare

   Print  

Damiano Tommasi, ex della Roma e della Nazionale, oggi a capo del sindacato calciatori: "Anche nel nostro mondo il contratto è una garanzia economica, spesso subiamo i ricatti dei presidenti". Sulla bufera scommesse: "I guadagni facili attirano tutti"

di Ivano Maiorella

Un calcio da rifondare (dal sito damianotommasi.it)
Così vicino, così lontano: Damiano Tommasi non sembra di questo mondo. Di questo calcio che sanguina, infangato dalla corruzione, vulnerabile alla dittatura di filibustieri di ogni tipo, scommettitori, palazzinari, finanzieri, ricattatori. Tommasi è stato uno dei campioni più affermati sino a qualche anno fa, nel Verona, nella Roma e nella Nazionale. Nel 1994 ha fatto il servizio civile come obiettore alla leva militare e non ha mai smesso di impegnarsi nel sociale. "Obiettori di coscienza si rimane sempre" ci dice. Dal 9 maggio di quest’anno è presidente dell’Aic-Associazione Italiana Calciatori. Ha raccolto l’eredità del suo fondatore e timoniere storico, Sergio Campana, che la lasciato la guida dell’Aic dopo oltre quarant’anni. Oggi Tommasi continua a far parte, in prima linea, di questo strano pianeta dove la responsabilità e il senso civico di alcuni coabitano con l’illegalità e il malaffare di molti altri, come avviene nel resto della società di cui il calcio è parte. Questo pornocalcio è il prodotto televisivo di maggior pregio e costo. La gente viene truffata e tradita, mentre la politica, quella buona, continua a considerarlo un gioco e si tiene a distanza di sicurezza: "quelli che dicono che in fondo è una partita di calcio" (Beppe Viola, 1975).

Con Tommasi parliamo di lavoro e pallone, della difficoltà di entrare nel bordello e trovare interlocutori credibili. E della resistenza dell’opinione pubblica a considerare lavoratori come tutti gli altri anche quei gladiatori viziati e qualche volta maleducati che corrono dietro a una palla d’oro, "lavoratori con vincoli di subordinazione", insiste il presidente dell’Aic. Il contratto nazionale è scaduto lo scorso luglio, un anno fa. Da allora vanno avanti le faticose trattative. Lo scorso dicembre si è arrivati a un passo dal clamoroso sciopero dei calciatori, alla vigilia della sedicesima giornata del Campionato di serie A. Alle promesse dei presidenti delle squadre è seguita la revoca dell’agitazione. Poi ci sono state nuove negoziazioni. Alla fine di maggio sembrava fatta, ma ancora una volta i presidenti hanno fatto retromarcia, sconfessando i negoziatori di turno. Tutto è tornato in ballo.

Rassegna Prima correva sui campi di calcio, adesso corre da una riunione all’altra. È soddisfatto di questa nuova vita?

Tommasi Essere soddisfatti presuppone l’aver raggiunto i risultati che una persona si prefigge. Diciamo che sono motivato, nonostante le difficoltà del momento.

Rassegna Come si definisce oggi: sindacalista o che altro?

Tommasi Rappresentante di categoria, anche se si tratta di una categoria molto particolare. Spesso il problema è quello di sensibilizzare a un tema non semplice: ragazzi molto giovani che, per il tipo di lavoro che svolgono, hanno altro in testa. Poi ci sono difficoltà particolari, oggettive, soprattutto a causa di interlocutori quasi mai rappresentativi, ovvero la Lega dei giocatori professionisti e le varie categorie in cui è suddivisa. Al nostro interno abbiamo soprattutto difficoltà di coordinamento: i nostri rappresentati sono sparsi in tutta Italia e sempre molto impegnati. Non è facile stabilire un rapporto di fiducia.

Rassegna Un doppio lavoro, quindi: sia all’interno, tra i calciatori lavoratori, sia all’esterno, con una controparte sfuggente. Il 30 maggio sembrava che il contratto fosse chiuso. Poi la Lega ve lo ha rimandato con nuovi aggiustamenti. Qual è la situazione? Perché i calciatori hanno bisogno di un contratto nazionale di lavoro?

Tommasi Questo accordo varrà per l’Associazione calciatori e per i giocatori di serie A, ma sarà di riferimento anche per la serie B e per gli altri. La legge 91 del 1981 sul professionismo sportivo prevede che ci sia un rapporto di lavoro dipendente tra giocatore e società. Per questo è necessario stabilire un accordo quadro. Il contratto è visto come una garanzia economica per tutti, anche se, soprattutto a certi livelli, è difficile considerare il calciatore un lavoratore dipendente. Il problema principale è il rapporto tra giocatori e società sportiva: il giocatore è un bene strumentale che fa parte del patrimonio della società. Poterne disporre illimitatamente, senza alcun freno, è il loro obiettivo. Poi ci sono altri aspetti.

Rassegna Quali?

Tommasi Come si lavora, e in quali condizioni e problematiche comuni a tutti coloro che hanno contratti a termine. Lo ripeto: lo scoglio maggiore, oggi, è la mancanza di rappresentatività degli interlocutori che ogni volta ci troviamo di fronte. Non riusciamo a trovare un accordo soprattutto per responsabilità dei nostri interlocutori. È difficile persino da spiegare: per molti mesi abbiamo dato per scontato che l’accordo raggiunto a dicembre 2010 fosse formalizzato in tempi brevi. Sembrava mancasse soltanto la firma finale. Non è stato così. Hanno ritenuto di dover portare di nuovo tutto in Consiglio.

Rassegna Perché l’accordo non si trova?

Tommasi Chi si è seduto al tavolo non ne aveva la titolarità. Ce ne siamo accorti in corso d’opera. Ci hanno parlato di aggiustamenti marginali ma evidentemente non era così, visto che tutto si è bloccato. Ricorderete che nel dicembre scorso eravamo arrivati a un passo dallo sciopero. Per convincerci a scendere in campo i presidenti si erano impegnati a darci tutte le garanzie per il nuovo contratto. Tutto falso. Al centro del disaccordo continua a esserci l’articolo 7, ovvero il diritto del giocatore ad allenarsi con la prima squadra.

Rassegna E adesso che cosa succede? C’è il rischio che il Campionato di calcio non parta regolarmente se non viene firmato il contratto?

Tommasi Il problema non è questo. Mancano ancora molti giorni al 26 agosto, data d’inizio del Campionato. Il problema vero è l’inizio della stagione, con i depositi dei contratti entro il 1 luglio, per permettere alla Federcalcio di avere il tempo di vagliarli e di verificarne la regolarità. un problema di second’ordine, ma non è così. In ballo c’è l’arbitrio col quale un presidente può ricattare un giocatore e spingerlo ad andar via.

Rassegna Una sorta di mobbing che per il calciatore può voler dire carriera troncata, perdere il lavoro?

Tommasi A fronte di rose di 30 o 40 giocatori, alcuni presidenti vorrebbero poter mettere i giocatori che dicono loro ad allenarsi a parte, in altro campo e in altra situazione, senza che questi ultimi possano pretendere di farlo con il resto della squadra. Il concetto è: se non vai dove ti dico io, non giochi più. Una sorta di ricatto attraverso il quale forzare o imporre il trasferimento non gradito al giocatore. Oggi il calciatore può difendersi chiedendo il reintegro, sulla base del vecchio contratto. Questo principio è messo in discussione. Anche il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, si era detto garante dell’articolo 7: per questo anche lui si è sentito tradito dalle società. La federazione ha sempre dovuto imporre che i presidenti di serie A si sedessero a trattare con noi. Loro hanno lasciato scorrere il tempo. Siamo arrivati a fine stagione e sanno che in questa fase abbiamo meno potere contrattuale rispetto al periodo di svolgimento del Campionato. Abbiamo fatto male a fidarci.

Rassegna E adesso che cosa succede? C’è il rischio che il Campionato di calcio non parta regolarmente se non viene firmato il contratto?

Tommasi Il problema non è questo. Mancano ancora molti giorni al 26 agosto, data d’inizio del Campionato. Il problema vero è l’inizio della stagione, con i depositi dei contratti entro il 1 luglio, per permettere alla Federcalcio di avere il tempo di vagliarli e di verificarne la regolarità. Di sicuro il nostro obiettivo è chiudere l’accordo al più presto. Se non ci riusciamo chiederemo l’intervento dell’Alta corte e della federazione che, a un certo punto, potrebbe sostituirsi alla Lega e firmare per suo conto.

Rassegna Questa situazione di caos in qualche modo è collegata con la brutta storia del calcio scommesse?

Tommasi Assolutamente no, nessuna attinenza. L’unico collegamento è che mi ritrovo l’agenda ancor più ingolfata di appuntamenti e di interviste da rilasciare. Ma si tratta di questioni diverse. Il problema che sta emergendo in questi giorni è che le scommesse muovono un volume di affari tali da creare una pressione innaturale e troppo forte sui giocatori, sui dirigenti, sulle società, su chi scende in campo ogni domenica. Si tratta di notizie che filtrano, di nomi di calciatori spesso messi in mezzo a causa di una citazione in conversazioni telefoniche tra terzi. E non ci sono ancora i documenti della magistratura. La vicenda è grave nella sua globalità, per il complesso delle responsabilità che muove.

Rassegna Ma è giusto che un calciatore scommetta su un evento, una partita di calcio, del quale è diretto protagonista?

Tommasi Lo vieta il regolamento. Il calciatore non commetterebbe alcun reato ma verrebbe radiato dalla federazione. Il problema è nel sistema: dare la possibilità di scommettere su un gol fatto o subito, su chi prende il primo cartellino giallo o patisce il primo fallo, crea un meccanismo troppo complesso. È difficile giurare sulla regolarità di ogni partita con queste pressioni. È troppo sottile il confine tra ciò che si può e non si può fare: ci sono troppe persone, esterne al calcio, che vengono attirate da questo mondo, perché qui è diventato troppo facile realizzare enormi guadagni impropri, soprattutto da parte dei professionisti dell’illegalità. Non è la prima volta che la criminalità organizzata mette le mani sul calcio.

Rassegna Questo calcio può ancora insegnare qualcosa, soprattutto ai bambini? È possibile fare prevenzione, e se sì in che modo?

Tommasi Il problema è distinguere tra un calcio che fattura milioni di euro, dove prevale una mentalità aziendalista fine a se stessa, e il resto. Questo tipo di calcio, strada facendo, si è popolato di troppe persone ambigue, diventando solo un terreno di conquista. Per quanto riguarda l’altro aspetto, basta andare in un campo giochi e lanciare un pallone in mezzo a un gruppo di bambini: la calamita è sempre forte e la passione rimane alta. La responsabilità è di noi adulti. Il calcio è un grande strumento di socializzazione non riconducibile solo a un’élite. È uno sport popolare e democratico, perché tutti lo possono praticare.

(è possibile ascoltare l’intervista in podcast su www.radioarticolo1.it)



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS calcio

23/06/2011 15:00

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


Alcune immagini

Un calcio da rifondare (dal sito damianotommasi.it)

Tsunami democratico

articolo di Gaspare.Serra

Libera corruzione in libero stato

articolo di alfadixit

Crisi: il fondo del fondo

articolo di idelbo

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it